Gazzetta di Reggio

Yuval Avital al teatro Valli con il suo ultimo “gioco”

di Giulia Bassi
 Yuval Avital al teatro Valli con il suo ultimo “gioco”

REGGIO EMILIA. Un esperimento sonoro di grandi dimensioni, un rito estetico, un gioco d’arte che estende la voce umana – lo strumento musicale più essenziale e antico – al suo limite estremo,...

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REGGIO EMILIA. Un esperimento sonoro di grandi dimensioni, un rito estetico, un gioco d’arte che estende la voce umana – lo strumento musicale più essenziale e antico – al suo limite estremo, creando un ordito complesso e inaspettato.

Reka Re di Yuval Avital – domani alle 20.30 al teatro Valli, in occasione di Festival Aperto – è una partitura visionaria imponente che oscilla fra un linguaggio musicale preciso, testi in lingua inventata ed elementi grafici; che unisce e sovrappone eventi simultanei sino a raggiungere una trama oltremodo fitta, sfondo oscillante dal quale i messaggi sonori nascono e svaniscono.

Il coinvolgimento di musicisti tradizionali è l’elemento portante del lavoro di Avital; con Reka raggiunge la massima irradiazione geografica con straordinari cantori provenienti da tre continenti: Mongolia, Tibet, Islanda, Soweto, Uzbekistan, Sardegna.

Commissionata dal Warsaw Autumn Festival e co-prodotta dal Festival Mito Milano, dove andò in scena la prima versione nel 2014, Reka è a Reggio Emilia come Reka-Re, versione inedita in prima mondiale, arricchita da 40 percussionisti e da un allestimento site specific d’eccezione, che avvolge e confonde fra loro musicisti e pubblico.

Ma il concerto-spettacolo non è che l’approdo finale di un percorso che viene da molto lontano. Un’avventura che si estende nel tempo e cresce gradualmente montando come un’onda, diffondendosi come un movimento: con l’open call per raccogliere i vocalisti della folla, il workshop loro rivolto, le riprese video in luoghi di aggregazione della città, le clip e l’informazione diffusi sul web, via blog, siti e social.

Tutto questo – nella filosofia di Yuval Avital – è già l’opera. O forse è il suo “sfondo” (in ebraico, appunto, “reka”), che troverà la sua estrinsecazione di figura più densa ed emozionante, nel qui e ora del live, rito laico che unisce attraverso l’arte, in uno dei teatri d’opera più belli d’Italia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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