Non basta dire espressionismo Mezzo secolo d’Italia in mostra
Giuseppe Burgio presenta la sua prima antologica ai Chiostri di San Domenico «Non posso che raccontare ciò che vedo, la progressiva decadenza dei costumi»
REGGIO EMILIA. Una vita in una mostra che racconta la vita di oltre mezzo secolo d'Italia. C'è tutta la passione dell'artista siciliano ma reggiano d’adozione Giuseppe Burgio nella sua antologica esposta ai Chiostri di San Domenico che fino al 17 ottobre permetterà al pubblico di compiere un vero e proprio viaggio dal 1959 ad oggi grazie a un cospicuo numero di opere, 158 in tutto. Nulla è lasciato al caso, né i pannelli che guidano il visitatore né il dettagliato catalogo che sottolinea i diversi periodi di lavorazione a tele e sculture che parlano linguaggi espressivi diversi sorridendo però allo stesso filo conduttore, la vita appunto.
«Tutto ciò che esprimo ha trovato forma espressiva nel tempo ma è sempre stato dentro di me nel comune intento di raccontare ciò che vedo e vivo - spiega l'artista - nasco come espressionista astratto poi passo al figurativo e negli anni Sessanta all'espressionismo sociale. Negli anni Settanta poi lascio la pittura per dedicarmi alla scultura per abbandonare infine il figurativo tornando all'espressionismo astratto. Ciò che unisce tutti questi periodi è l'artista che racconta la vita e adesso ancora una volta non posso che raccontare ciò che vedo, cioè la decadenza dei costumi e della vita di un uomo intento a produrre rifiuti fino a rischiare di assomigliarvi».
Vi è dunque una critica sociale molto forte e radicata nel tempo nelle opere di Burgio, artista impegnato trasferitosi a Reggio nel 1978 e che ha scelto quindi la nostra città per la sua antologica. «La maggior parte della mia produzione è stata realizzata qui e da qui mi sembrava giusto partire» spiega l'artista facendo presagire la prossima tappa della sua mostra che nel 2017, con la collaborazione di Leoluca Orlando, approderà nella splendida cornice di Palazzo Ziino a Palermo. Per le sue opere si tratta di un ritorno in Sicilia che segue la sua prima antologica realizzata a Caltanissetta nel 1990 con il catalogo dell'amico di vecchia data Vincenzo Consolo per presentare le opere dal 1960 al 1990. Itinerante la mostra come itinerante è la carriera di Burgio, vulcano di idee che lo hanno portato anche a dedicarsi alla scrittura.
«Ho una vita molto piena» commenta mettendo a nudo la volontà di realizzare altre opere prima dell'avventura a Palermo che sarà così un punto di partenza e di ritorno ma mai definitivo come la vita stessa vuole.
L’antologica di Giuseppe Burgio curata da Riccardo Braglia ai Chiostri di San Domenico si potrà visitare fino al 17 ottobre tutti i giorni dalle 10 alle 12 e dalle 16.30 alle 19.30.
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