“Reka Re”, nessuna distanza tra palco e platea
La folla protagonista della partitura di Yuval Avital andata in scena al Valli per Festival Aperto
REGGIO EMILIA. Travolge il “gioco sonoro aperto a tutti” - come viene sottolineato nella ricca e divertente partitura - per un'esperienza unica e profondamente contemporanea, qual è Reka, firmata Yuval Avital - per la riedizione nel Festival Aperto al Valli rinominata “Reka Re”- in cui protagonista è la folla, cioè lo sfondo; è questo il suo significato. Infatti il compositore, dall'inizio alla fine per un'ora e mezzo, dimostrando un'energia sorprendente si rivolge verso gli spettatori, in particolare verso il fondo della platea, e dei palchi dove sono posizionati i cori e le percussioni per condurre il fiume di voci spingendoli a suggestionare il resto dei presenti che si trovano avvolti dalla dirompente marea sonora. E non si sa dove posare gli occhi - verso la folla in cui ciascuno è illuminato da simpatiche lucine - o verso il palco, mentre scorrono colorate immagini pittoriche, ci stanno seduti su alti scranni i sei solisti e i due percussionisti, veri funamboli: Lorenzo Colombo e il nostro Simone Beneventi mobilissimo, atletico, mentre lavora con una serie impressionante di strumenti. Li dirige Dario Garegnani perfettamente coordinato con Avital rivolto verso la sala per plasmare i suoni della folla.
Sono una quantità inimmaginabile di sfumature: dal blah blah blah, al parlato normale; ma essa deve anche cantare stabilmente una nota (tipo mantra), o cantare note mobili (canto melodico) o emettere un semplice sussurrato, e ancora soffiare - l'effetto “shhhh” caratterizza tutta l'opera - mentre si espande la voce granitica del primo solista, il basso Omar Bandinu. La babele di effetti, si estrinseca per un preludio e sei cicli in cui si chiede ad esempio di emettere a bocca chiusa un lento “allarme”, un respiro basso o un respiro delicato, accenti leggeri o un veloce vibrato e perfino di respirare “con suono”. Nel sesto e ultimo ciclo si riproducono voci di volatili, fischiettii, accenti e vibrazioni su note lunghe e qui si dice espressamente “è tempo di giocare!!!”. Succede alla fine, dopo che sono svaniti i momenti di immensa drammaticità ottenuti anche con “grida meditative o molto intense oppure borbottii meccanici”. Consensi entusiastici per i solisti e la folla cioè i cori reggiani (L'Indaco, il Coro di Unimore, il Coro Polifonico di Reggio Emilia), la Banda dei Tamburi della Drums Professional School, la Regium Lepidi Pulsationes e la Rete “Diritto di parola”.
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