Gazzetta di Reggio

la visita tra capannoni e stalle

Dagli Usa a Reggio per le Reggiane

Dagli Usa a Reggio per le Reggiane

I parenti di Robert Longhi nei luoghi in cui lavorò l’ingegnere

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REGGIO EMILIA. Dopo l’officina, anche le stalle. Ha avuto un risvolto curioso, attinente al percorso storico che ha portato Reggio a diventare una realtà industriale, l’evento al Tecnopolo e alle Officine Reggiane del 28 settembre scorso. Quel giorno sono arrivati a Reggio i parenti dell’ingegner Robert Longhi, progettista dei caccia Reggiane serie RE negli anni ’30, poi emigrato negli Stati Uniti dove ha proseguito la sua attività nel settore aviazione. Gli eredi di Longhi hanno visitato l’enorme complesso di via Agosti accompagnati da uno dei principali esperti della storia delle Officine Reggiane, Adriano Riatti del GAVS (Gruppo Amici Velivoli Storici di Reggio Emilia). I giovani statunitensi hanno potuto conoscere così gli spazi “leggendari” in cui il loro zio è diventato un progettista di vaglia prima di abbandonare l’Italia nei turbolenti anni del fascismo. Gli anni che avrebbero condotto sino alla seconda guerra mondiale, altro momento topico della storia delle Officine Reggiane, fra produzione bellica e proteste per le pace, fra cui i moti del 28 luglio 1943, quelli che costarono la vita a nove manifestanti indifesi uccisi dall’esercito. Fra loro, una donna incinta di otto messi.

La storia reggiana dell’ingegner Longhi non è interamente legata alle Reggiane, però, ma era iniziata con studi di vari tipi di aziende, fra cui imprese agricole come quella dei fratelli Friggeri di Villa Sesso. La delegazione americana, così, è stata portata a casa dei Friggeri, per vedere la “stalla modello” di bovine che Longhi aveva voluto moderna e funzionale. Gli anziani fratelli Friggeri, che avevano conosciuto Longhi negli anni ’30, hanno fatto visitare il loro allevamento, erede dello stabilimento “perfetto” del periodo: rivestita di piastrelle di ceramica per favorire le operazioni di pulizia, con controllo della temperatura interna grazie ad un termometro ancora funzionante e con lamelle metalliche orientabili nelle due porte di accesso per la ventilazione interna la stalla ospitava 30 bovine, un numero molto rilevante per gli allevamenti dell’epoca. Per concludere, un bel rinfresco con formaggio e lambrusco. (adr.ar.)

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