Pokorný incanta il Valli tra sinuose volute
REGGIO EMILIA. Il suo nome è Jiri, come Kylyan, uno dei suoi maestri. E come lui Pokorný mostra un senso profondo della ricerca, una modalità di lavorare che non lascia al caso alcun particolare....
REGGIO EMILIA. Il suo nome è Jiri, come Kylyan, uno dei suoi maestri. E come lui Pokorný mostra un senso profondo della ricerca, una modalità di lavorare che non lascia al caso alcun particolare.
Con il suo “Words and Space”, in prima assoluta al Valli per Festival Aperto, Aterballetto ha aperto la stagione di danza. Davanti a quinte semiaperte con la forma di un obiettivo fotografico, il gruppo dei danzatori si avvinghia creando complessi tableaux. Pokorný esige un fitto lavoro con le braccia, che considera strumenti preziosi per l’incontro con l’altro e per “incatenarsi” al fine di costruire l’opera d'arte. Palpabile la qualità tecnica richiesta da una scrittura coreografica come la sua, alla cui base stanno impatti fisici complessi, sofferti, per la quale danzatori si devono piegare e lavorano così, toccando anche la pedana, per ottenere nuovi slanci. L’opera ha la complessità e il fascino del barocco, come è la musica cantata da un controtenore, firmata Haendel: plastica, suadente, fascinosa. Mentre costruiscono, i danzatori ricercano, ed ecco che il gruppo si scioglie e rimane una coppia i cui corpi si annodano per creare sinuose volute. Nel finale sospeso c’è un corpo solo, lontano, che vuole esprimersi, senza spegnersi. Questa pièce è costruita con un linguaggio che esige compattezza, determinazione e, ancora duttilità, la stessa che serve per passare da “Bliss” di Inger più leggero ma energetico, a volte spavaldo e sfacciato: l’opposto dell’altra a partire dal senso dello spazio, qui tutto aperto e attraversato da corpi in fuga che s’incontrano per pochi istanti senza toccarsi. “Bliss”, un autentico capolavoro, vive sulla musica di Keith Jarrett dove la danza argina la potente liquidità sonora di un pianoforte che, come una cascata, invade e travolge tutto quello che incontra. Qui il gioco divertente alla fine si trasforma in un moto perpetuo condotto in solitaria da Philippe Kratz, che insieme alla compagnia l’altra sera ha decisamente conquistato il pubblico. (g.b.)
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