Gazzetta di Reggio

TRA CUCCO E BOSMA NEL BESTIARIO DELLA FANTASIA

di SERENA ARBIZZI
TRA CUCCO E BOSMA NEL BESTIARIO DELLA FANTASIA

di SERENA ARBIZZI U na biscia che di notte beve il latte dal seno materno e che lascia, così, senza cibo il bambino. Una creatura acquatica e spaventosa dalle dita palmate e dagli unghioni affondati...

3 MINUTI DI LETTURA





di SERENA ARBIZZI

U na biscia che di notte beve il latte dal seno materno e che lascia, così, senza cibo il bambino. Una creatura acquatica e spaventosa dalle dita palmate e dagli unghioni affondati nel terreno. Ancora, un uccello longevo al quale venivano attribuite capacità divinatorie.

La biscia lattona, la bosma, e il cucco – da cui deriva il celebre modo di dire: “Vecchio come il cucco”– sono solo alcune delle 84 creature fantastiche della tradizione popolare in grado di suscitare allo stesso tempo fascino, mistero e magia in chi li ammirerà nel volume intitolato, appunto, “Fantastiche creature della pianura padana e dintorni”, curato da Luciano Pantaleoni, con le illustrazioni del compianto e indimenticato Giulio Taparelli (Incontri editrice). Il volume sazia la curiosità e placa la fame di conoscenza che si sprigiona quando la memoria viene stuzzicata dai ricordi, da qualche favola ascoltata da bambini e custodita nei cassetti della mente per affiorare in tutta la sua potenza attraverso un personaggio fantastico. Il libro è un piacevole alternarsi della spiegazione per ciascuna creatura fantastica, in ordine alfabetico, corredata, sulla destra, dall’illustrazione che la rappresenta. All’inizio, Pantaleoni prende per mano il lettore e introduce a folletti, elfi, gnomi, fate e spiriti dell’acqua, a figure terrificanti e mostruose, buone e cattive, esseri incantati e ammaliati, creature scherzose e… marziani.

Ma com’è nato il cammino che l’ha portata a questo libro?

«Sono cresciuto in una famiglia numerosa, composta da 12 persone, in cui la lingua principale era il dialetto. Zia Emma e nonna Augusta, in particolare, sono state due fonti inestimabili. La zia era l’animo gentile, mentre la nonna era l’animo più boccaccesco. Nel 1993 realizzai insieme a Giuseppe Pederiali il volume intitolato “L’incantesimo delle Corti”, allo scopo di riqualificare l’omonimo quartiere correggese. E scoprimmo altre creature. Inoltre sono sempre stato affascinato dalla dolcezza dei libri dello scrittore Giuseppe Tonna come “Favole padane”».

E le illustrazioni?

«Sono il frutto della creatività inarrestabile di Giulio Taparelli, della passione che nutriva per tutto quello che faceva e delle discussioni che avevamo nel fine settimana. Alcune immagini erano centrate al primo colpo, su altre si scatenavano dibattiti divertenti. Avrò una sessantina di disegni in più, fatti da Giulio, che non sono stati utilizzati… La grafica che ha permesso di riportare le illustrazioni di Taparelli nel libro l’ho curata insieme a Martina Sassi della tipografia San Martino in Rio».

Ma queste storie sono ancora vive nella nostra tradizione?

«Credo proprio di sì. Solo che, magari, ne parlano di più gli anziani».

Quali sono le creature fantastiche più conosciute nel territorio reggiano?

«Nella Bassa, indubbiamente è la “Borda” quella più popolare: un essere spaventoso che deriva da una divinità celtica e trascina nei canali chi vi si avvicina. Un modo per tenere lontani i bambini dai fossi. Penso poi al “Michelaccio”, citato nei Promessi Sposi, e pseudonimo con cui Guareschi firmava i suoi primi pezzi. E al “Fojonco”, conosciutissimo in Appennino e divenuto etichetta di un vino delle Riunite».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google