Tra marionette e pupazzi magici per riscoprire Otello Sarzi
REGGIO EMILIA. «Quando osservo una marionetta o un pupazzo di Otello, non penso immediatamente al teatro, ma a un rito, un mistero arcaico, tragico e grottesco insieme. Le maschere di Sarzi hanno il...
REGGIO EMILIA. «Quando osservo una marionetta o un pupazzo di Otello, non penso immediatamente al teatro, ma a un rito, un mistero arcaico, tragico e grottesco insieme. Le maschere di Sarzi hanno il quid e il tabù. Potresti vederle esplodere, grondare lacrime, urlare e singhiozzare da sole e al fine sciogliersi, sprigionando fumo giallo e nero. Insomma vivono ed esistono già da sole».
Alla Casa dei Burattini del grande maestro, un pannello a parte riporta queste parole, estrapolate da una densa riflessione di Dario Fo che le molte persone presenti all’inaugurazione del festival “Figure da grandi” non potevano non notare. Quanto descritto dal compianto artista, scomparso da pochi giorni, nell’osservare questi “pupazzi” è assolutamente reale; soprattutto pensando alla sorpresa che ogni volta si prova nel cogliere la gamma di espressioni da loro trasmesse: molteplici e soprattutto contrastanti, allegri e tristi al tempo stesso. Solo in un secondo momento si scorge il materiale di cui sono fatti, solo se si cerca di isolare la forma rispetto al contenuto che ci travolge con le sue suggestioni. Succede ai bambini come agli adulti e vale per i burattini in cartapesta, ma anche per gli animali in fil di ferro – creati con il solo contorno – che Mauro Sarzi, figlio di Otello, ha costruito per l’opera il “Carnevale degli animali” al Lirico di Cagliari e ha esposto all’entrata della Casa dei Burattini nella mostra “Figure uscite da un pentagramma” a cura di Isabel Roth. Ieri li ha fatti anche parlare, mentre annunciava che alla fine delle tre giornate del festival andranno all’asta. Con un piccolo esempio, muovendo il magnifico cigno che campeggia nel centro della stanza, ha comunicato tutta la potenza dell’arte trasmessagli da suo padre. E che il consiglio d’amministrazione della Fondazione – nelle persone di Rossella Cantoni, Maurizio Corradini di Mamimò e Rolando Guerzoni, intervenuti all’inaugurazione – si stanno adoperando per “certificare” come patrimonio dell’Unesco.
In ogni caso questo festival, i cui spettacoli hanno avuto inizio con una deliziosa quanto esilarante performance di Lorenza Franzoni, è un ottimo inizio. La pièce conclusiva della manifestazione – questa sera al Teatro del Piccolo Orologio, in via Massenet – è “Leonce und Lena” con Patrizio dall’Argine e Veronica Ambrosini: un adattamento per teatro dei burattini della commedia di Georg Buchner, l’autore della famosa tragedia Woyzeck sulla quale Alban Berg realizzò l’opera Wozzeck. (g.b.)
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