Gazzetta di Reggio

«La mia Traviata è una bambina»

di Giulia Bassi
«La mia Traviata è una bambina»

Alice Rohrwacher dà il via alla stagione: «Torno dove tutto ebbe inizio, ma come regista»

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REGGIO EMILIA. Svariate e sostanziose sono le riflessioni che passano per la testa di Alice Rohrwacher a proposito di Traviata che sta allestendo al Teatro Valli (recite il 4 e 6 novembre ore 20 e 15.30) per l’apertura della stagione lirica de I Teatri.

Apprezzata regista cinematografica – con il film “Le meraviglie”, nel 2014, si è aggiudicata il Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes – per la prima volta cura la messa in scena di un’opera lirica. E lo fa andando in profondità, cercando di edificare, attorno alla più amata opera di Verdi, una struttura con profonde radici, dettate da un’idea ben argomentata. Cosa non facile, in quanto molto è stato detto in passato su questo amatissimo titolo, forse il più rappresentato al mondo. Ma lei – concentratissima e curiosa – ricama, interpreta, guarda in controluce, dimostrando una non comune sensibilità. E, così, decide di partire dall’inizio della storia, cioè dal romanzo di Dumas che in seguito è divenuta una pièce teatrale, per poi arrivare all’opera. Anzi, prima ancora del personaggio di Margherita Gautier, che diventa Violetta, per la Rohrwacher c’è la persona realmente esistita: Alphonsine Rose Plessis.

«L’ho voluta conoscere fino in fondo – spiega la regista – e mi piace presentarla come una bambina bellissima, una ragazzina di campagna presto sradicata che in pochissimo tempo diviene la “mantenuta” più ambita di Parigi. Ma in realtà quella nuova vita non le appartiene, perché la sua mente ritorna ai luoghi della sua infanzia. Così nasce “La traviata”, un vero set cinematografico con i tecnici in divisa grigia in un paesaggio irreale, astratto, un paesaggio dell’anima all’interno del quale la protagonista si staglia contro tutti, come punto centrale di una scena che si trasforma ma non cambia: l’ho concepita pensando al “popoloso deserto che appellano Parigi”. Lei è una bambina – continua riferendosi a Violetta – non infantile ma capace di sentimenti estremi e le sue parole sono quelle tipiche degli adolescenti, che hanno la percezione che qualcosa stia per accadere senza in realtà saperlo».

Nel descrivere gli altri protagonisti di questa sua Traviata – peraltro tutta al femminile, dato che la scenografa è Federica Parolini e la costumista Vera Pierantoni Giua – la Rohrwacher vede Alfredo come un ragazzo timido ed immaturo, mentre per padre Germont ha fatto riferimento al romanzo nel quale si coglie come egli sia stato l’amante della protagonista. «I rimproveri di Germont al figlio non sono per ricondurlo sulla retta via – puntualizza la regista – ma si riferiscono al fatto che non si deve innamorare di Violetta: mantenerla sì, senza andare oltre. Da una parte, dunque, sta lei, personaggio fresco e spontaneo, e dall’altra Alfredo, timido ed impacciato: tutti e due fanno parte di un mondo feroce. Per mettere a fuoco i diversi caratteri sto lavorando con i due cast sulla gestualità, cercando di togliere, soprattutto nei cantanti che già hanno sostenuto più volte questi ruoli, certi stereotipi». Nata a Fiesole, di madre italiana e padre tedesco, Alice Rohrwacher si accosta per la prima volta all’opera circa dieci anni, fa sempre nella nostro teatro, chiamata da Francesco Micheli per lo spettacolo “Trovatore-off” in cui cantava e suonava la fisarmonica. «In quella circostanza – rivela – mi sono innamorata della lirica, avendo compreso che è un genere di spettacolo con una dimensione molto popolare. Per la prima volta è successo a Reggio, e questo mio importante debutto non poteva non avvenire in questo meraviglioso teatro».

Nei due cast della Traviata figurano: Mihaela Marcu e Claudia Pavone (Violetta); Antonio Gandia e Ivan Ayon Rivas (Alfredo), mentre Marcello Rosiello è Giorgio Germont. L’orchestra dell’Opera Italiana e il Coro Claudio Merulo di Reggio Emilia sono diretti da Francesco Lanzillotta; lo spettacolo di Alice Rohrwacher è una coproduzione realizzata insieme ai teatri di Modena e a quelli dell’Aslico: Como, Brescia, Cremona, Bergamo e Pavia.

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