Omar Galliani porta la vita in un luogo di morte
Montecchio, da domani l’ex macello ospiterà il suo atelier: «Vorrei che diventasse una fondazione»
MONTECCHIO. Chi l’ha detto che nessuno è profeta in patria? Omar Galliani, artista di fama internazionale, smentisce questa affermazione divenendo il protagonista di una rassegna che si intitola appunto “Profeti in patria”.
A Montecchio, l’ex macello comunale da domani si trasformerà nella sua bottega rinascimentale, facendo da degna cornice alle opere che ripercorrono la sua carriera e dando spazio a laboratori, incontri, proiezioni video, installazioni e tanto altro fino a maggio. Sarà un vero e proprio atelier aperto al pubblico. O meglio, «una casa della cultura», come ama definirla Galliani stesso, «che raccoglie un po’ tutte le tappe del mio percorso artistico, che coinvolge i miei studenti dell’Accademia di Belle Arti di Brera, altri artisti, poeti e musicisti e che vede esposti libri e scritti che hanno significato molto nel mio percorso». Galliani ha già due atelier dove lavora ogni giorno. Ma l’ex macello sarà un’altra cosa: «Questo è uno spazio aperto al pubblico – spiega – dove la gente può passare, interagire,venire a vedere la realizzazione dal vivo di un’opera pittorica. Tutto a porte aperte».
Vi aspetterà nella prima sala dell’edificio: una volta al mese si metterà al cavalletto e potrete scambiare due chiacchiere con lui, in questo luogo insolito ma ricco di significato. «Un luogo che appartiene alla mia infanzia – puntualizza –. Quando ero bambino abitavo a 200 metri di distanza e, ogni volta che ci passavo davanti, rimanevo colpito. Oggi, quello che un tempo era un luogo di morte diventerà un luogo di vita attraverso una serie di appuntamenti che dureranno diversi mesi». Inoltre, insieme ai suoi studenti, lavorerà proprio sul tema degli animali e dell’animalità.
All’inizio ammette di essere stato un po’ dubbioso di fronte alla proposta dell’amministrazione comunale. «Faccio tante mostre», ha pensato. Poi si è convinto immaginando un progetto più grande: «Qui ci sono nato ed è giusto fare qualcosa per il mio paese, qualcosa però che sia un sasso nello stagno con lo sguardo rivolto al futuro». In sostanza Galliani spera che il recupero dell’ex macello abbia un seguito, che questo luogo diventi un centro artistico e culturale. E si lascia sfuggire un sogno per la sua Montecchio: «Auspico che qui nasca una Fondazione delle arti della Val d’Enza». Un sogno ambizioso, dove lui è il primo grande tassello.
Molto soddisfatta Angela Marchetti, assessore alla cultura del Comune di Montecchio: «L’ex macello è un luogo dismesso di recente. Fino a dicembre si trovavano alcuni uffici dell’Asl. Poi è stato rimesso in sesto grazie a diversi volontari e ora è stato trasformato in atelier grazie al maestro Omar Galliani e ai suoi collaboratori». Ha ricordato che “Profeti in patria” è un progetto partito lo scorso anno coinvolgendo l’artista Graziano Pompili. «L’idea è quella di permettere ai cittadini di incontrare l’arte laddove nasce, negli spazi, nelle parole, nei pensieri di chi l’ha scelta come via elettiva di realizzazione – prosegue –. E di avvicinare in particolare i giovani ad artisti di Montecchio che hanno raggiunto una fama mondiale e che, come profeti, hanno molto da trasmettere». Conclude il curatore Sandro Parmiggiani: «Spesso si pensa che gli artisti siano persone inavvicinabili. A Montecchio si prova a sfatare questo mito».
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