«La prima esposizione di Pietro Ghizzardi fu a casa mia»
Boretto, Claudia Sanromani rivela: «Si inginocchiava e parlava con le sue opere». In occasione del trentennale della morte tante iniziative per ricordarlo
BORETTO. Siamo tra il 1946 e il 1947. È appena finita la guerra quando Pietro Ghizzardi si presenta alla segheria di Vasco Sanromani, a Santa Croce di Boretto per chiedere un lavoro, in modo da sbarcare il lunario. Viene assunto e da quel momento, per circa dieci anni, diventerà una presenza fissa di casa Sanromani, dove è stato accolto e dove, soprattutto, è sbocciato il suo talento artistico.
A ricordare quegli anni indimenticabili è Claudia Sanromani, una delle due figlie di Vasco, a quei tempi bambina, nella cui memoria sono rimasti impressi dettagli di quello stravagante ma innocuo personaggio che tutti chiamavano “Piero”.
«Ghizzardi iniziò a dipingere proprio in quel periodo, intorno al 1947 – spiega la maestra in pensione – su dei cartoni da chiodi che gli aveva regalato mio padre. Era poverissimo e affamato e, contrariamente a quello che avveniva fuori, nella nostra casa ha trovato affetto e considerazione. Ricordo lo stupore di quando iniziò a raggruppare quei quadri che ritraevano donne dai tratti forti e con i seni prosperosi: li aveva posizionati tutti sul prato, che era diventato una specie di atelier. Non scorderò mai quando mi chiese di scegliere a mio piacimento un quadro da avere in regalo: scelsi la raffigurazione di un santo, al quale sono ancora oggi molto legata». Tutto da raccontare il “rito” che osservava quando dipingeva: «Si inginocchiava – aggiunge Claudia Sanromani – e avviava un vero e proprio dialogo con la sua opera, sussurrando parole spesso incomprensibili. È stato in quel periodo che ha iniziato a farsi conoscere, molti nostri clienti arrivavano e si interrogavano su quegli strani quadri, per poi consacrarsi in seguito con l’affrescamento di Villa Falugi. Ho un bellissimo ricordo di quegli anni, e del mite e timido Piero che arrivava avvolto dal tabarro, con in testa un cappello di piume e accompagnato da un carretto sgangherato. Adorava le donne e aveva un gran rispetto per la natura».
DEDICATO A "GHISARDI". La sua bara venne trasportata a bordo di un carro agricolo, trainato da un cavallo, come precisamente indicato nelle sue ultime volontà. Era il dicembre del 1986 e dalla morte del pittore e scrittore Pietro Ghizzardi (in foto insieme a Renato Guttuso, uno dei più significativi artisti del Novecento) sono quasi passati trent’anni.
In occasione di questa importante ricorrenza Boretto – suo paese adottivo – celebra uno degli artisti più originali del Novecento con la mostra intitolata “Mi faceva suo richordo tutto. 30 anni senza Ghizzardi. 30 anni di Ghizzardi”, realizzata attraverso la collaborazione tra la Casa Museo Pietro Ghizzardi, lo SpazioArte Prospettiva 16 e il Comune di Boretto. L’esposizione si terrà allo Spazio Arte Prospettiva 16 (via Trieste 2/M) da sabato 29 ottobre all’8 dicembre, e presenta un itinerario antologico che attraversa, nelle 28 opere esposte, tra le quali una decina di inediti pittorici, tutta la produzione di Ghizzardi dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta.
La mostra (che vedrà esposte in gran parte opere della Casa Museo Pietro Ghizzardi) sarà inaugurata sabato lle 17 con una presentazione di Valter Rosa, docente di storia dell’arte moderna all’Accademia di Brera di Milano, e gli interventi dei curatori, del sindaco di Boretto Massimo Gazza e di Lucia Ghizzardi.
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Oltre a rappresentare un tributo e una celebrazione dell’artista – oggi annoverato tra i maggiori esponenti dell'arte irregolare italiana – la mostra vuole approfondire la riflessione critica intorno all’opera di Ghizzardi, sancendo la definitiva liceità della sua inserzione nell’arte contemporanea. La mostra (visitabile gratuitamente sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19) rappresenta l’atto iniziale di una serie di eventi commemorativi di Pietro Ghizzardi, che si snodano tra novembre e dicembre. Il primo appuntamento è domenica alle 15.30 al porto fluviale lido Po con l’imbarco sulla motonave Padus per il reading “C’era altro che celo e aqua - Viaggetto fluviale alla scoperta dei luoghi ghizzardiani” (costo del biglietto 8 euro, info al 335-5335139).
Sabato 12 novembre dalle 14 alle 17 sarà possibile visitare gli affreschi di Villa Falugi e dalle 17 il Teatro del Fiume ospiterà la proiezione gratuita di due veri e propri tesori dell’archivio video della Casa Museo “Pietro Ghizzardi”: i documentari “Pietro Ghizzardi. Pittore contadino”, realizzato nel 1965 da Michele Gandin con il commento di Leonardo Sinisgalli, seguito da “Mi ricordo ancora.
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Conversazione con Pietro Ghizzardi”, prodotto da Rai Uno nel 1978 con la regia di Gian Vittorio Baldi e trasmesso in esclusiva per gentile concessione delle Teche Rai. Sabato 19 novembre, nella Sala dell’Antico portico di Palazzo Gonzaga a Guastalla, verrà presentata in anteprima nazionale la riedizione di “Mi richordo anchora”, a 40 anni esatti dalla prima edizione nella prestigiosa collana degli Struzzi Einaudi. L’autobiografia, vincitrice del Premio Viareggio Opera Prima per la narrativa nel 1977, viene ripubblicata dalla casa editrice Quodlibet.
Ghizzardi e la sua storia di uomo e artista diventeranno poi una performance teatrale ed espositiva ad un tempo, ospitata dalla Triennale di Milano all’Illy Art Lab dal 15 novembre all’11 dicembre, per un totale di 24 repliche. Il progetto performativo, a cura di Silvio Castiglioni e Giulia Morelli, con la regia di Giovanni Guerrieri e le scene di Nicolò Cecchella, è una produzione di Crt Teatro dell’Arte, ed è accompagnato dalla contestuale esposizione di una decina di opere di Pietro Ghizzardi, fruibili durante le ore di apertura della Triennale. Le celebrazioni si concluderanno l’8 dicembre con il finissage della mostra allo SpazioArte Prospettiva 16, preceduto dal convivo del 3 dicembre alle 20 ai Magazzini del Genio di Boretto, con una serata all’insegna dei sapori tipici della Bassa contadina, con reading da “Mi richordo anchora” e da “A Lilla”, e musica folk live.
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