Floreale e moderno:il liberty si svela tra pittura, manifesti e arti decorative
Reggio Emilia, nella mostra di Palazzo Magnani sarà messa in luce l’alternanza tra le due “anime” del Liberty italiano: quella propriamente floreale e quella “modernista”, più inquieta, stilizzata ed essenziale
REGGIO EMILIA. Ogni sezione di mostra metterà in luce l’alternanza tra le due “anime” del Liberty italiano: quella propriamente floreale e quella “modernista”, più inquieta, stilizzata ed essenziale che precede le ricerche delle avanguardie, in primis il Futurismo.
«Una scelta – spiega il co-curatore Francesco Parisi – fatta perché abbiamo recuperato e fatto nostro, suggerendo una nuova chiave di lettura, il dibattito critico dell’epoca che classificava come Liberty tutta l’arte moderna, ossia quelle opere che mostravano tendenze di svecchiamento di vecchi stilemi».
Il visitatore che entrerà a Palazzo Magnani affronterà un percorso di mostra suddiviso non per temi, ma per generi: pittura, scultura, pittura decorativa, architettura, arti decorative, manifesti, illustrazione e incisione.
PITTURA. Tre sale saranno dedicate interamente alla pittura. Il percorso si snoderà attraverso i primi tentativi di aggiornamento del gusto, con l’opera degli artisti del gruppo “In Arte Libertas” di matrice preraffaellita, e con la pittura a pennellate filamentose di Nomellini e Previati, che filtrarono le ricerche del divisionismo attraverso temi e atmosfere simboliste; un’ampia sezione sarà poi dedicata a ritratti, nudi e allegorie, da Giulio Bargellini a Giovanni Costetti, da Amedeo Bocchi ad Armando Spadini, accostati ai disegni preparatori.
SCULTURA. La sezione traccerà una mappa della scultura Liberty in Italia con opere mai prima d’ora esposte, e realizzate nel periodo compreso, indicativamente, tra il 1895 e il 1920. Partendo dalla produzione di quegli scultori nati tra l’inizio degli anni Cinquanta e la fine degli Ottanta dell’Ottocento, fino ai più giovani come Attilio Selva, Giovanni Primi, Ercole Drei, Nicola d’Antino.
CASE D’ARTISTA. I temi correlati della dimora d’artista e dell’auto-committenza forniscono un punto di osservazione privilegiato per guardare all’architettura del Liberty italiano e al tema, di primaria importanza, della casa.
PITTURA DECORATIVA. La sezione si aprirà con i bozzetti per la Galleria Sciarra di Roma realizzati da Giuseppe Cellini, esempio di proto Liberty, si snoderà attraverso la linea francesizzante di Ettore Maria Bergler per giungere alle inflessioni bizantineggianti e klimtiane di Giulio Bargellini, fino alle tensioni dinamiche di Duilio Cambellotti.
ARTI DECORATIVE. Due le sezioni: la ceramica d’artista, e piccoli manufatti in bronzo, tra scultura e oggetti di uso comune. Ci saranno ad esempio le ceramiche di Domenico Baccarini, Giuseppe Cellini, Galileo Chini, Arturo Martini, Giovanni Prini, Achille Calzi e i bronzi di Duilio Cambellotti, Alessandro Zanelli, Giovanni Alloati e Renato Brozzi.
MANIFESTI. In mostra ci saranno anche diversi manifesti di grandi dimensioni e di grande impatto coloristico.
ILLUSTRAZIONE E GRAFICA. Forse più di ogni altra, l’espressione artistica caratterizzante la Belle Époque è stata quella grafica, sia quella applicata – ovvero il manifesto e l’illustrazione libraria – sia quella produzione più personale sortita dai torchi dei singoli artisti.
Ampio spazio sarà infine dato all’incisione originale e verranno esposte le opere di influenti artisti con rari esemplari provenienti da diversi archivi privati e dalle collezioni della Calcografia Nazionale di Roma. (c.f.)
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