Gazzetta di Reggio

Rivoluzionario ed elegante, a Palazzo Magnani arriva il Liberty italiano

di Cristina Fabbri
Rivoluzionario ed elegante, a Palazzo Magnani arriva il Liberty italiano

Reggio Emilia, dal 5 novembre si racconta l’arte che cambiò le tendenze estetiche. Ci saranno anche opere mai esposte prima, da Noci a Boccioni

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REGGIO EMILIA. Dipinti, sculture, illustrazioni, progetti architettonici, manifesti, ceramiche e incisioni. Un patrimonio di circa 300 opere è in arrivo a Reggio per raccontarvi il Liberty in Italia.

Manca pochissimo al taglio del nastro della mostra di Palazzo Magnani (5 novembre-14 febbraio) e i biglietti venduti sono già più di duemila. Così abbiamo deciso di scambiare due chiacchiere con Francesco Parisi, curatore dell’esposizione insieme ad Anna Villari, per toglierci qualche curiosità.

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In questa mostra sarà indagato il Liberty in Italia. Cosa lo rende un movimento così affascinante?

«Senza dubbio l’eleganza delle linee e la diffusione in molti campi, fra cui le arti decorative, la moda, il design, l’illustrazione, insieme a un evidente senso di modernità. Il Liberty rappresenta per il nuovo secolo la ricerca di novità: un’arte “futura” capace di rivoluzionare le tendenze estetiche, che si diffonde anche attraverso lungimiranti attività commerciali, come quella di Arthur Lasenby Liberty, fondatore degli omonimi grandi magazzini londinesi o di Siegfried Samuel Bing, che diede al suo negozio parigino il nome di “Art Nouveau”, presto sinonimo di quel gusto e di quello stile destinati a dilagare in tutta Europa. Il Liberty è, in un certo senso, l’approccio stesso al secolo e a tutto ciò che, prima delle rotture delle avanguardie, appare nuovo, fresco, dinamico, vivace».

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A Palazzo Magnani sono in arrivo circa 300 opere, quali i nomi principali?

«Fra i più noti Arturo Martini, Umberto Boccioni, Giulio Aristide Sartorio, Adolfo De Carolis, Lorenzo Viani. La mostra, che si potrà attraversare su diversi binari, coinvolgerà sia il grande pubblico – grazie a opere di autori ormai storicizzati: Plinio Nomellini a Galileo Chini, da Leonardo Bistolfi a Felice Casorati – sia i visitatori più attenti e gli studiosi del periodo, ai quali offrirà riflessioni su aspetti meno noti del modernismo italiano».

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Ci sono artisti reggiani?

«Giovanni Costetti, artista importantissimo e dimenticato da anni. Fu tra i fondatori della prima secessione artistica italiana, quella famosa, ma poco studiata mostra di Palazzo Corsini che si tenne a Firenze nel 1904. Ci sarà un’ampia selezione dei suoi lavori, sia grafici che pittorici».

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Ed emiliani?

«Fra gli altri possiamo ricordare Gaetano Previati, ma anche nomi meno noti come Emma Bonazzi, Amedeo Bocchi, Renato Brozzi, Alfredo Baruffi, Adolfo Magrini oltre agli artisti del gruppo “Aemilia Ars”».

Saranno esposte opere provenienti da importanti collezioni private e musei italiani. Ad esempio quali?

«Abbiamo cercato alcuni capolavori nei musei più importanti d’Italia, dal Revoltella di Trieste alla Galleria d’Arte Moderna di Milano, da cui proviene un bellissimo dipinto di Aroldo Bonzagni. Agli Uffizi di Firenze abbiamo chiesto un dipinto di Raoul Dal Molin Ferenzona. Altre opere importanti, ma poco note, provengono da piccoli musei di provincia che sono degli scrigni inesplorati. Uno su tutti il Museo di Anticoli Corrado che, tra la fine dell’800 e fino agli anni ’40 del Novecento, fu una delle colonie di artisti più attiva in Italia».

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Ci saranno anche delle opere mai esposte prima d’ora?

«Sì, come “Il Ritratto in giallo” di Arturo Noci, che è stato recentemente ritrovato negli Stati Uniti. Un altro capolavoro mai esposto prima è l’ “Annunciazione” di Giulio Bargellini di cui si conosceva solo una foto d’epoca. Sono particolarmente legato a una scultura di Andrea Lippi, ”Campane”, del 1913. Infine credo che gli inediti più importanti siano le illustrazioni di Umberto Boccioni per il “Corriere dei Piccoli”, mai censite e scoperte da Niccolò D’Agati. Poi segnalo un vaso di Giuseppe Cellini, il primo illustratore di D’Annunzio».

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