Gazzetta di Reggio

«Traviata è per me una vera sfida»

«Traviata è per me una vera sfida»

Federica Parolini è la scenografa dell’opera in scena da venerdì al Teatro Valli

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REGGIO EMILIA. Indiscusso giovane talento della scenografia, Federica Parolini sta collezionando una serie di successi personali in tutta Italia. E’ lei che lavora alla Traviata, con la regista Alice Rohrwacher e la costumista Vera Pierantoni Giua: un team tutto al femminile, per rileggere il capolavoro verdiano in scena al Valli il 4 e 6 novembre nell’ambito della stagione lirica de I Teatri.

«Sono felice di ritornare a Reggio, ho cominciato qui nel 2006 con gli spettacoli off ideati da Francesco Micheli; nel contempo ero impegnata anche come attrezzista. Così ho appreso il lavoro sullo spazio, quello creativo, ma anche i segreti del “dietro le quinte”. Mi ritengo fortunata per aver cominciato in una realtà piccola, come Reggio, in quanto ho appreso il lavoro di tecnico, nel suo aspetto pragmatico ma che è stato anche supportato dalla componente umana; vale a dire sono riuscita a cogliere anche la dimensione affettiva di quello che facevo».

Parlando di Traviata, la Parolini non nasconde il suo timore quando si è apprestata al lavoro. «Avevo paura per la grandezza del soggetto, esaltato dalla bellezza ineguagliabile di quella musica. Lavorare alla Traviata é per questo una sfida; mi ha comunque aiutata il fatto di averlo studiato ed approfondito, insieme alla regista partendo dalle origini, dal romanzo biografico della protagonista, “La ragazza delle camelie” di Julie Kavanagh, portando avanti un’idea forte e nello stesso tempo condivisa. Insieme alla costumista ci siamo trovate a studiare per capire cosa ci interessava e alla fine nel considerare tutti i componenti, abbiamo compreso che Traviata, essendo un mito gigantesco, non ha bisogno di connotazioni geografiche e temporali: in questo senso, la scelta di mettere in luce il percorso di una bambina diventata donna molto in fretta, che ha deciso di essere libera e ha pagato per questo. In ogni caso, di Violetta abbiamo voluto farne una persona, servendoci di tutti gli elementi in nostro possesso partendo dalla biografia illuminante che racconta di una donna realmente esistita, per arrivare all’opera di Verdi».

E lo spazio realizzato dalla Parolini - in cui si sta girando un film - mostra una pedana come un’isola fatta di moquette che copre la collina bianca - il mondo esterno- è sopra una scatola che è la camera di Violetta, in un riconoscibile stile ottocentesco, non filologico. Quando si alza, al di sotto rimane la campagna, il mondo vero di Violetta, quello legato alle sue origini; il fatto è, che quando la casa ridiscende, per la festa di Flora, essa non ci rientra più ed il set viene sradicato. «Per evidenziare l’unicità di Violetta, lei sola “proviene” dal suo tempo – dice la costumista Vera Pierantoni Giua, da anni collaboratrice di Silvia Aymonino – infatti le caratteristiche dell’abito indossato da Violetta, ci rimandano all’800» E’ stato creato da Miu Miu, con la quale la regista ha fatto il corto De Djess. «Di color oro – conclude – è semplicemente meraviglioso». (g.b.)

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