Gazzetta di Reggio

«Un fraseggio studiato tra mille sfumature»

di Giulia Bassi
«Un fraseggio studiato tra mille sfumature»

Il direttore Francesco Lanzillotta svela i suoi “segreti”

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REGGIO EMILIA. Tra i giovani e talentuosi direttori italiani, un posto privilegiato spetta a Francesco Lanzillotta che già da diversi anni è invitato nei più importanti teatri. Sarà lui a dirigere l’orchestra dell’Opera Italiana e il coro Claudio Merulo nella Traviata che debutterà al Valli domani alle 20 (con replica domenica alle 15.30.

«Ho già diretto questo capolavoro nel 2013 a Sassari e prima ancora in Bulgaria – racconta Lanzillotta –. Ho chiesto all’orchestra di lavorare su una tavolozza di colori ampia, esibendo un suono elegante e che sappia esprimere la vasta gamma delle espressioni racchiuse in quella stupenda partitura, dall’aspetto passionale a quello più brutale, ed inoltre sappia creare un fraseggio che possa modellarsi anche negli accompagnamenti sotto alle arie. L’orchestra – aggiunge – viene sollecitata a tenere sempre accesa la musica come una viva fiammella, per variare le mille sfumature. Abbiamo lavorato anche sulle articolazioni, senza nulla lasciare al caso dalla prima all’ultima nota, per un fraseggio mirato a catturare l’espressività quale logica conseguenza del testo, non un fraseggio fine a se stesso». Decisamente soddisfatto dell’orchestra e della collaborazione con la regista, Lanzillotta ribadisce il suo forte legame con l’opera verdiana: all’età di 22 anni l’ha studiata profondamente al master a Cava dei Tirreni con Bruno Aprea, e, chiamato da lui, ne ha diretto un atto in occasione del saggio finale. Da allora ne è rimasto stregato. Tra l’altro, prenderà parte anche lui oggi pomeriggio alla presentazione dello spettacolo al Teatro Valli alle ore 18, insieme alla regista Alice Rohrwacher e al direttore artistico Gabriele Vacis. «I momenti sublimi in questo capolavoro sono diversi – afferma – ma credo che il duetto Violetta-Germont del secondo atto sia tra i punti più alti del teatro verdiano. A questo proposito, per la nostra produzione, i cantanti sono divisi in due cast, diversi tra loro ma ugualmente validi, credibili. Con entrambe le protagoniste ho lavorato moltissimo sul testo, dentro ogni parola, curando anche la pronuncia di quello che si sta cantando, senza lasciare nulla al caso». Lanzillotta, pur essendo piuttosto giovane, ha già un repertorio vasto – di Verdi ha già diretto anche Rigoletto e Nabucco – ed è conteso per dirigere le opere di compositori contemporanei: lo ricordiamo l’anno scorso alle prese con “Corpi eretici” di Montalbetti per il Festival Aperto, ed è reduce dal Teatro La Fenice di Venezia dove ha diretto con successo la prima de “Il medico dei pazzi” di Giorgio Battistelli. In ogni caso lui non crede nella specializzazione in un genere piuttosto che nell'altro. «L’approccio verso il compositore – rivela – è il medesimo sia che si tratti del contemporaneo Battistelli, sia che si tratti di un maestro dell’800. Sono felice quando dirigo partiture composte in questi anni, allo stesso modo di quando affronto un’opera come “Roberto Devereux” di Gaetano Donizetti. L’ho fatto l’anno scorso a Genova, ed è stata una delle esperienze più esaltanti della mia vita. Quando dirigo Verdi – ammette – sono contento come un bambino. L’importante è utilizzare il medesimo approccio: studiare non solo le note, ma anche lo stile e l’estetica cercando di essere coerente al massimo».

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