“Ritratti in famiglia” e pegni d’amore
Fernanda Tosi Truppi e la figlia Francesca Tosi da oggi alla galleria San Francesco
REGGIO EMILIA. Sono usciti di casa, ma non sarà per sempre. Ad ammirarli, per alcune settimane, saranno occhi sconosciuti ma raramente anonimi. E loro, preziosi pegni d’amore, sapranno restituire ad ogni sguardo un diverso turbamento.
Sono i “Ritratti in famiglia” in mostra da oggi pomeriggio (inaugurazione ore 17) fino al 27 novembre alla galleria San Francesco di via Bardi. “Ritratti in famiglia”, comunque li guardi, del tutto speciali. Come speciali sono le autrici dei dipinti. Nanda Tosi Truppi e Francesca Tosi, madre e figlia pittrici: per entrambe il ritratto di famiglia è un atto d’amore da custodire con affetto ma anche da tramandare con profonda devozione. Quegli stessi ritratti, se segregati in una pur splendida magione, non potrebbero sprigionare la medesimaa forza vitale e neppure trasmettere il loro afflato esistenziale.
È quello che invece fortunatamente accade quando ci lasciamo guidare tra i “Ritratti di famiglia” che sembrano ora guardarsi con dolcezza ora scrutarsi in cerca di una risposta a un interrogativo irrisolto. Nella prima sala, a sedurci è una carrellata di figure femminili nelle quali il talento di Nanda Tosi Truppi si traduce in ritratti che raccontano storie: tutte figure rigorosamente femminili, a parte il ritratto del nipote bambino di Nanda. «Questa è la nonna materna – ci indica Francesca Tosi – e questa la nonna paterna... questo è un autoritratto austero della mamma e poi ci sono io. D’altra parte ero la modella sempre a portata di mano. Quando mi prendeva – e sorride – era difficile scappare». Incantevole una piccola Francesca travestita da principessa turca, profuma di quiete domestica una Francesca un po’ più grandicella chinata su un libro e trasmette dolcezza pura una nuova Francesca che tiene in mano due bambole. «Mi piace pensare che siano le mie nipotine Olivia e Vittoria – spiega Francesca – e quando a casa passo con loro davanti a questo dipinto ogni volta lo ripeto... anche perché già le vedo come future modelle per i miei ritratti». Volutamente nell’allestimento sono state inserite, a interrompere la serie dei ritratti, due “vanitas” di Nanda Tosi Truppi, «come frequentemente accade vedere – ci spiega la gallerisa Giovanna Vezzosi – negli allestimenti museali o nelle quadrerie delle antiche magioni: perché ciò che resta, ciò che non subisce alterazioni, è ciò che è dipinto». Nature morte e comunque familiari: «Mio padre – racconta Francesca – amava andare a caccia. Per questo si tratta di nature morte ritratte nella quotidianità e non nello sfarzo». A introdurci tra i dipinti di Francesca Tosi è lo splendido profilo di una giovane donna: «È Linda, la moglie di mio figlio Andrea, la mia modella più paziente. D’altra parte avendo io due figli maschi...».
Già, la femminilità. Ad indicare un passato in cui le donne erano prevalentemente occupate in mansioni muliebri e, se economicamente privilegiate, potevano dedicarsi per passatempo a dipingere o a farsi ritrarre. Ma probabilmente la ragione va oltre: non sono forse più spesso le donne a farsi sedurre dal culto della bellezza, a sapere cogliere l’attimo, a manipolare sapientemente il proprio tempo?
Vi è nella affettuosa continuità del dipingere volti, in questo passaggio generazionale del testimone – sottolinea la gallerista nel catalogo – un senso profondo e molto attuale. Quanto agli stili pittorici sono molto vicini ma inevitabilmente lontani: più realista quello di Nanda, più onorico metafisico quello di Francesca. D’altra parte a dividerle sono cinquant’anni di arte, di vita, di storia. Senza dimenticare che Francesca, guarda caso, ha iniziato a dipingere solo quando il timore del confronto con la madre ha lasciato posto a quella corrispondenza di amorosi sensi forse fino a quel momento “non detta”.
Questo per sottolineare come la chiave del confronto non appartenga a questa mostra dove se un filo rosso si percepisce, tra cuore e cervello, è piuttosto quello di una continuità che rende magica una certa familiare quotidianità.
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