Gazzetta di Reggio

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Reggio diventa grande con il Lime Theater

di Enrico Lorenzo Tidona
Reggio diventa grande con il Lime Theater

Successo del coro dell’Armata Rossa, primo spettacolo che ha inaugurato il teatro temporaneo ricavato nel padiglione D delle Fiere, finite in concordato e destiante alla vendita

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REGGIO EMILIA  Trasformare con tocchi precisi, in sordina, un capannone grigio e vuoto in una sala votata alla musica e subito accolta con un sold out è evidentemente una risorsa per Reggio. La storia deteriore delle Fiere – grande area tra casello e Mediopadana, interamente in vendita per effetto di un fatale concordato liquidatorio – è stata in parte riabilitata dalla realizzazione concreta del concetto di riuso.

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Lo scheletro vuoto del padiglione D è stato scosso sabato sera dagli applausi dei 2.700 astanti che hanno preso posto nell’immensa platea del Lime Theater – teatro temporaneo ideato dal produttore di eventi Roberto Meglioli e della sua società reggiana Medials – per il primo degli eventi in cartellone: il concerto del Coro dell’Armata Rossa.

Uno spettacolo cominciato con 20 minuti di ritardo vista la folla, parcheggio a 5 euro (traffico e auto lungo via Filangieri senza vigili a dirigerlo), biglietti con prezzi di un certo tenore e nonostante tutto una fila lunghissima di gente che ha preso posto, segno di un successo che dopo la “prima” merita di essere ricalibrato nella logistica.

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Un sold out meritato al netto di un numero nutritissimo di accrediti concessi all’apparato reggiano – stampa, politica e amministratori – che ha preso parte all’evento coprendo l’intero arco istituzionale, dai politici delle sinistra nostalgico-radicale alla destra reggiana, tutti presenti allo spettacolo del celebre coro sopravvissuto alla fine dell’Urss.

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Un ensemble composto da militari votati alla musica: tenori, baritoni e bassi vestiti in divisa, un’orchestra e un corpo di ballo che in costumi tradizionali ha dato un’agile prova della nuova vita che può animare l’offerta musicale reggiana.

Ottanta artisti che hanno strappato applausi e assicurato un divertimento andato ben oltre l’operazione nostalgia: dall’apertura con l’inno di Mameli a quello russo passando per Bella Ciao, tutte cantate con timbro militaresco dagli impassibili coristi in divisa, che ad un certo punto rompono gli schemi e si concedono imperdibili licenze musicali interpretando (con movenze ammiccanti in stile Full Monty) successi pop in lingua inglese come Sex Bomb di Tom Jones o Get Lucky di star di alta classifica come Duft Punk e Pharrell Williams, affidando poi al quintetto di balalaike la versione acustica di Smoke on the water dei Deep Purple. Da integerrimi soldati quali sono, i coristi in divisa diretti dal generale Viktor Eliseev si trasformano in una macchina da guerra che colpisce per lo spettacolo a tratti dissacrante, tra i più divertenti visti in giro negli ultimi tempi.

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«Ripensare lo spazio, riempirlo di idee e contenuti attraverso la musica, l’arte e lo spettacolo» era l’intenzione dichiarata da Meglioli, che con gli architetti dello studio Jamlab ha vinto la sfida ponendo però un interrogativo su Reggio, che dovrà capire se potrà prolungare l’esperienza temporanea del Lime Theatre, che ha già fissato il 23 novembre una serata con Angelo Pintus, il 14 dicembre con l’Harlem Gospel Choir, il 19 dicembre con Vittorio Sgarbi, il 22 dicembre con Raphael Gualazzi.

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