Gazzetta di Reggio

All’Ariosto la leggenda della tromba

di Giulia Bassi
All’Ariosto la leggenda della tromba

Domani sera Enrico Rava suonerà con Matthew Herbert e il giovane pianista Giovanni Guidi

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REGGIO EMILIA. Elencare le personalità con cui Enrico Rava ha collaborato in 50 anni di carriera è emozionante, dato che si parla, tra gli altri, di Steve Lacy, Lee Konitz, Pat Metheny, Michel Petrucciani, John Abercrombie, Joe Henderson, Richard Galliano, Miroslav Vitous, Joe Lovano.

Ha anche vissuto e lavorato a New York, dove ha collaborato fra gli altri con la Jazz Composer Orchestra e partecipato all’incisione dell’epocale disco “Escalator over the Hill” di Carla Bley. Rava, a pieno titolo nella top five mondiale dei trombettisti, definito dalla stampa anglosassone «il Miles Davis italiano», tuttora si circonda di musicisti ben più giovani – in questo senso è un formidabile scopritore di talenti – e con loro collabora: ad esempio Gianluca Petrella, i batteristi Roberto Gatto ed Enrico Morello, il chitarrista Francesco Diodati, il pianista Stefano Bollani. Ma non ha smesso di suonare, anzi: il grande trombettista triestino collabora da tempo con Matthew Herbert, consacrato guru dell’elettronica, e con lui crea sempre nuovi progetti. Come il concerto speciale per il Festival Aperto,domani sera alle 20.30 al Teatro Ariosto, in cui ai due si affiancherà Giovanni Guidi, uno dei più grandi talenti pianistici d’oggi. Questo originale sodalizio è una sorta di incontro al vertice tra due guru e un apprendista stregone: Herbert campiona in presa diretta ciò che suonano Rava e Guidi, creando pad atmosferici, riff taglienti, architetture ritmiche; Guidi tira fuori di tutto e di più dal pianoforte, anche percuotendolo, con momenti di bellezza assoluta dal punto di vista lirico; Rava va violentemente in crescendo fino a diventare furia. In tutto questo, l’interplay fra i tre è incredibile, feroce, lo si avverte nell’aria.

L’avventura musicale di Matthew Herbert coincide con l’innovativa e acclamata saga che da 20 anni porta il suo nome. È attivo in campi talmente distanti tra loro da farne un artista inclassificabile: il nu-jazz della sua Big Band, i guizzi dance di Doctor Rockit, la cibernetica di Radio Boy, il funambolico alter-ego Wishmountain e infine l’eclettica incarnazione a nome completo, che passa dalle digital ballads di One One al flirt classico con il progetto “Recomposed By” della Deutsche Grammophon.

Nato nel 1985, Giovanni Guidi, collabora oltre che con i gruppi di Rava (PM Jazz Lab e Tribe), con Gianluca Petrella, Michele Rabbia, e l’enfant prodige del sax Mattia Cigalini. Partecipa ai maggiori festival jazz in Italia, Europa, Americhe ed Estremo Oriente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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