In cammino dal fiume Po all'Appennino
Reggio Emilia: il guastallese Paolo Dallasta racconta la sua Via Matildica del Volto Santo per una riscoperta lenta del paesaggio tra storia, fede e bellezze artistiche
REGGIO EMILIA. A piedi dalle rive del Po, attraverso la pianura, fino a Reggio. E poi su e giù per le colline e l’Appennino, tra boschi, pievi matildiche e chiese barocche. Un percorso di fede e di storia, ricco di beni artistici e paesaggistici, che tocca luoghi di culto e di pellegrinaggio secolari, nel territorio dove vive ancora la memoria della Gran Contessa.
Il guastallese Paolo Dallasta ha percorso in estate il tratto reggiano della “Via Matildica del Volto Santo”, che collega Mantova a Lucca. Un cammino da Guastalla fino all’ospitale di San Pellegrino in Alpe, diviso a metà tra il Modenese e il Lucchese: 140 chilometri in appena cinque giorni, contro i sette o otto consigliati. «All’inizio mi sono fatto prendere la mano dalla sfida sportiva e da Guastalla sono arrivato fino a Montalto di Vezzano – dice il 28enne –. Ma è stato un errore che ho pagato il giorno dopo. Questa la prima lezione: il cammino non è una gara e ti punisce se sei presuntuoso, ma sa essere generosissimo se preso con la giusta calma».
Camminare per giorni nel Reggiano è un’esperienza sorprendente anche per chi vive in questa provincia. «Andare a piedi è un processo di scoperta e riscoperta da una prospettiva privilegiata. Anche la mia Bassa, vista dagli argini del Crostolo e del Tassone, che da Guastalla conducono fino a Bagnolo, offre molte sorprese, tra animali selvatici, vegetazione e tutto intorno i segni dell’instancabile lavoro agricolo».
Mettersi in cammino è un’esperienza che attiva tutti i sensi. «Si gusta molto di più tutto quello che si mangia e si beve. Nel tratto reggiano, ad esempio, ho assaporato e apprezzato le tante sfumature dell’erbazzone».
Essere pellegrini e viandanti predispone inoltre all’incontro. «Ho trovato molta ospitalità e curiosità. Nei bar dell’Appennino mi hanno fatto molte domande. Alla sagra di Montalto di Vezzano, dove c’è il cuore dei camminatori che da un decennio raggiungono San Pellegrino in Alpe, non mi sono sentito solo». La Via Matildica del Volto Santo nasce proprio dall’esperienza dei vezzanesi. Nel 2015 un convegno ha tenuto a battesimo il lancio di questo cammino, poi percorso dai ragazzi della Pastorale Giovanile della Diocesi guidati da don Giordano Goccini. «Non si tratta di un’operazione di marketing studiata a tavolino – dice Dallasta – perché lungo questo sentiero si trovano pievi e ospitali ed è ragionevole ipotizzare che fosse uno dei sentieri percorsi da chi scendeva dalla Germania diretto a Roma, attraversando poi la Via Francigena che passa proprio da Lucca».
In Europa e sempre più spesso anche in Italia il turismo dei camminatori è in crescita. Un percorso da Mantova a Lucca, tra gastronomia, città d’arte e paesaggi spettacolari, ha tutte le carte in regole per stimolare i viaggiatori. «Restano tratti di ciclopedonali da completare, ad esempio tra Bagnolo e Reggio, e lungo il percorso reggiano c’è molto da fare per recuperare canoniche, case in pietra e allestire luoghi di ospitalità. Può essere. un’occasione importante per la valorizzazione del nostro territorio».
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