La magia di Shakespeare al Valli Prosa e opera sono da... sogno
REGGIO EMILIA. Sullo sfondo una sagoma di un palazzo nobiliare, capace anche di alludere al bosco incantato. Semplicità come parola d’ordine. Il resto lo fa una combinazione di luci e chiaroscuri...
REGGIO EMILIA. Sullo sfondo una sagoma di un palazzo nobiliare, capace anche di alludere al bosco incantato. Semplicità come parola d’ordine. Il resto lo fa una combinazione di luci e chiaroscuri importante, dovendo sottolineare le magie, gli inganni e i disinganni racchiusi nella trama del “Sogno di una notte di mezza estate” che il Teatro dell’Elfo ha messo in scena al Valli come testo teatrale e opera lirica musicata da Britten. Segno distintivo della prima, l’assoluta vivacità dei dialoghi, un ritmo indiavolato assolutamente consono ad abbracciare gli umori delle passioni umane lungo il corso del testo.
E ancora, le fughe e le peripezie d’amore – causate da un capriccioso e infigardo Puck – quindi i contrasti tra genitori e figli. Tutto corre, con la complicità di un gruppo di attori fantastici e mobilissimi, capaci di regalare copiose risate. Ad essere esaltati non sono i giochi simmetrici, ma una sorta di ambigui misteri, dati dalla percezione della fragilità dei sentimenti, nella consapevolezza che se a un certo punto non si intervenisse, lo sconvolgimento e la confusione sarebbero irreversibili e rovinosi. “Il Sogno” nell’opera di Britten, naturalmente, prende il passo della musica: un partitura ricchissima che regala colori strumentali diversi ai tre gruppi di personaggi: il regno di Oberon (glockenspiel, xilofono, arpa e celesta), le due giovani coppie (archi e legni), e gli artigiani che mettono insieme “la miserevole commedia” di Piramo e Tisbe (ottoni e legni). La variegata caratterizzazione timbrica ha avuto nella prova dell’orchestra I Pomeriggi Musicali di Milano, una resa curata, profonda, molto convincente. Merito anche del direttore Francesco Cilluffo che ha preteso garbo e raffinatezza, per vedere realizzato un affresco in cui, oltre ai colori, fossero chiare anche le sfumature di certe atmosfere: ad esempio il clima onirico, sospeso, rarefatto, o addirittura certe speciali trasparenze come quelle create dal coro di voci bianche ad apertura di sipario. Ciluffo dirige in modo impeccabile Cilluffo, con un cast di voci importanti chiamate a affrontare, a volte, anche insidiose geometrie di tipo mozartiano, come quelle che si trovano in “Così fan tutte”.
Da sottolineare il ruolo di Oberon sostenuto dal controtenore Raffaele Pe, dalla tinta morbida e pastosa, e la Titania di Anna Maria Sarra, che non disdegna certo le agilità ma anzi le affronta con convincente spirito. Bravi anche i cantanti chiamati ad affrontare le due coppie, e Botton (Piramo), che oltre ad un canto robusto e suadente hanno dato un bel rilievo psicologico ai personaggi muovendosi da attori provetti. Oggi si replica alle 15.30. (g.b.)
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