Festina Lente incanta con la “magia” della semplicità
REGGIO EMILIA. La magia teatrale ha tante forme. Una, quella più straordinaria, si manifesta quando sulla scena non c’è nulla, giusto qualche umano che parla il meno possibile ma fa quanto basta,...
REGGIO EMILIA. La magia teatrale ha tante forme. Una, quella più straordinaria, si manifesta quando sulla scena non c’è nulla, giusto qualche umano che parla il meno possibile ma fa quanto basta, con semplicità, usando una gestualità piena che pone il proprio corpo al confine tra verità e finzione. Allo spettatore si schiudono così nuovi mondi: è come se inforcasse di colpo lenti molto potenti che permettono di ragionare in modo più profondo… o forse di ragionare e basta.
È successo alla Cavallerizza grazie allo spettacolo “L’ora in cui non sapevamo niente l’uno dell’altro” (regia di Andreina Garella), un progetto di Festina Lente Teatro con i Centri di salute mentale di Reggio, Scandiano e San Polo. Lo spazio rappresentava una piazza che, come una lavagna, chiedeva di essere imbrattata. E qui la fantasia del gruppo ha giocato in modo sorprendente declinando tanti modi di andare, stare e fare dando l’idea della massa i cui componenti non interagiscono tranne in un qualche sporadico caso. C’erano la massa informe, il piccolo gruppo che si assiepa e l’individuo che staziona, scappa, passeggia in una piazza che qualche volta sembra avere anche delle pareti. Chi guarda ammira la potenza del solo gesto che fa parte comunque di un congegno dal ritmo indiavolato, punteggiato da una musica – quella della Banda di quartiere di Emanuele Reverberi – di felliniana memoria. Dire che questi 21 attori sono impeccabili è poco. Certo è che chi ha pensato lo spettacolo, in un’ora e mezzo ha condensato un campionario umano prezioso, da collezione, tanto è rappresentativo di difetti, manie, vezzi. L’essere “attori fuori dagli schemi” costituisce davvero un punto a favore per offrire più casi da mostrare e per di più restituirli alla perfezione perché al grezzo, e con una stupefacente carica di autoironia. (g.b.)
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