Gazzetta di Reggio

Lerner porta in tv l’Islam reggiano

di Martina Riccò
Lerner porta in tv l’Islam reggiano

Il giornalista fa tappa in città per la sua nuova inchiesta: «C’era bisogno di andare a cercare la verità»

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REGGIO EMILIA. Gad Lerner ha scelto Reggio Emilia per girare la seconda puntata di Islam, Italia, il nuovo reportage – in onda su Rai 3 – sulla trasformazione della nostra società nel rapporto con il mondo musulmano.

Dopo aver debuttato parlando di fede e denaro, e sviscerando il legame tra le moschee italiane e i paesi dell’Islam capitalista, in particolare il Qatar, Lerner dedica il secondo appuntamento alla figura e al corpo della donna.

Come mai ha deciso di girare parte del reportage a Reggio?

«Reggio Emilia è un luogo in cui sono state sviluppate con sistematicità e consapevolezza esperienze di integrazione, contatto e dialogo tra immigrati e cittadini. E poi, quando in primavera avevo partecipato alle giornate “Politiche per la felicità”, ero rimasto colpito dalla precisione con cui il fenomeno dell’immigrazione è seguito e conosciuto, con dati e numeri precisi».

Cosa ha trovato a Reggio?

«A Campegine sono stato ospite della famiglia senegalese Diop. Ho conosciuto il padre, operaio metalmeccanico e musulmano osservante, e la figlia, che invece fa la fotomodella. Mi aspettavo un contrasto forte, invece ho trovato un bellissimo confronto. Le parole tolleranti e sagge che il papà ha indirizzato alla figlia, pensando alle tragedie familiari di cui spesso sentiamo parlare, mi hanno commosso. In Sala del Tricolore a Reggio, invece, ho parlato con giovani musulmani di seconda generazione di sessualità, discoteche, velo... È stata una discussione appassionante. Infine ho intervistato Nadia Bouzekri, che a soli 24 anni è il primo presidente donna dei Giovani musulmani italiani. È nata a Sesto San Giovanni, dove tuttora vivono i suoi genitori, ma studia management all’Università di Reggio Emilia».

Che idea si è fatto della nostra città e del livello di integrazione raggiunto?

«Lascio che siano i telespettatori a fare le valutazioni, non voglio essere io a dare un voto. Ma sono sicuro che emergeranno la simpatia e la gentilezza con cui sono stato accolto, e soprattutto l’evidente identità italiana delle persone che ho incontrato. Che tuttavia non vogliono rinunciare a distinguersi».

E per quanto riguarda l’atteggiamento nei confronti delle donne?

«Ai ragazzi che ho incontrato a Reggio Emilia ho mostrato due fotografie della nazionale femminile iraniana di pallavolo: in quella degli anni ’70 le atlete indossavano pantaloncini corti e canotta, come tutte le squadre occidentali, in quella del 2016 hanno tutte il velo. Intorno al corpo della donna, alla sua libertà e ai suoi desideri, nel mondo islamico si sta combattendo una battaglia culturale aperta e cruenta. Ecco perché ho voluto dedicare la seconda puntata del programma a questo tema».

Come mai, a 25 anni da “Profondo nord”, ha deciso di tornare al reportage?

«Ne ho sentito il bisogno perché in televisione il rapporto con il mondo musulmano viene trattato solo attraverso gli stereotipi. Siamo chiamati a schierarci in pro e contro, ignorando le dimensioni e la natura del fenomeno. Ma la mia non è un’inchiesta a senso unico, affronto anche le piaghe (come i matrimoni combinati o le mutilazioni genitali). La realtà, tuttavia, è piena di contraddizioni e credo ci voglia sempre la curiosità, e l’umiltà, di andare a cercare la verità».

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