Reggio e l’operetta Un amore senza crisi
In aumento abbonati di danza e prosa, calo nella lirica
REGGIO EMILIA. La salute dei teatri reggiani non è ottimale, ma continua a prosperare in confronto alla situazione generale del nostro paese e della stessa regione Emilia Romagna.
I dati degli ultimi anni sembrano dimostrare che lo spettacolo dal vivo ha risentito della crisi meno di altri settori. Anzi, il numero degli spettatori e delle rappresentazioni ha tenuto, benché i finanziamenti pubblici siano diminuiti del venticinque per cento dal 2010.
I nostri punti di forza continuano ad essere la danza e il musical-operetta, per i quali ci collochiamo ai primi posti in ambito regionale e nazionale. Per la stagione 2016-2017 si contano già complessivamente più di 4500 abbonati, e il numero può solo crescere. Il trend pare positivo, benché all’aumento nella danza e nella prosa si contrappongano una leggera riduzione nella concertistica e un calo nell’operistica. La città può essere orgogliosa dei suoi tre teatri, che, a turno o contemporaneamente, sono aperti 420 volte all’anno (repliche comprese). Il resto della provincia non sfigura, con la dinamicità e l’inventiva dei suoi piccoli palcoscenici.
Le cifre, parziali ma dettagliate, le fornisce il Report 2015 dell’Osservatorio dello spettacolo della regione Emilia Romagna, che rende conto dei generi teatrali sovvenzionati con il Fus (Fondo unitario dello spettacolo), non della prosa, che è sostenuta in minima parte con il Fus, essendo la quasi totalità dei finanziamenti indirizzata alle compagnie dei teatri stabili. Dalle tabelle emerge soprattutto la straordinaria passione dei reggiani per il musical e l’operetta.
Nel 2014 questo tipo di spettacolo ha attirato a Reggio ben 10.828 spettatori. Non c’è confronto con le altre città. Bologna ne ha contati 1.966, Rimini 2.454, Parma soltanto 1.260. Non meraviglia che la città ducale ci surclassi nella lirica, con i suoi 20.676 spettatori contro i nostri 10.908. Tuttavia il numero complessivo, sommando i due generi di rappresentazione musicata e cantata, è quasi identico, avvicinandosi a 22mila. Peraltro la lirica è più costosa, sicché la spesa reggiana totale di 242mila euro è sopravanzata dai 652mila di Parma.
Nel 2015 la provincia di Reggio ha ricevuto dallo stato, attraverso la regione, un Fus complessivo di due milioni e 268.391 euro. Il 47% (un milione e 65.150) è andato alla danza, il 45,2% (un milione e 25.678) alla musica, il 6,9% (155.563 euro) alla prosa e l’1% (22mila euro) alle residenze. In ambito regionale la parte del leone la fa Bologna, che ha ricevuto undici milioni e mezzo, mentre Parma ha sfiorato i cinque milioni e Modena è arrivata a tre milioni e 315mila.
In generale negli anni passati gli spettacoli dal vivo hanno risentito della crisi. Confrontando i dati del 2010 con quelli del 2014 si vede che il numero delle rappresentazioni in Emilia Romagna si è ridotto al 90%, quello degli spettatori all’88% e quello della spesa all’87%.
La media italiana, invece, ha accusato soltanto limature di qualche punto percentuale. La dinamica del balletto, al contrario, è positiva. Dall’inizio alla fine del quadriennio nella nostra regione la crescita, sensibilmente superiore alla media italiana, è stata del 21% per le rappresentazioni, del 3% per gli spettatori e del 19% per la spesa.
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