Gazzetta di Reggio

Ecco Umberto Boccioni Tra genio e memoria

Ecco Umberto Boccioni Tra genio e memoria

Fino al 19 febbraio al Mart la mostra sul padre dell’arte futurista In esposizione anche documenti inediti e modelli di riferimento

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ROVERETO. A cent’anni dalla morte di Umberto Boccioni (1882-1916), una mostra ne evidenzia il percorso artistico e la levatura internazionale. Dopo il successo a Palazzo Reale di Milano, la mostra “Umberto Boccioni. Genio e memoria” si presenta in una nuova e inedita versione espositiva nelle sale del Mart di Rovereto.

L’esposizione, frutto di un lavoro di ricerca svolto dai Musei Civici di Milano e promossa dalla Soprintendenza del Castello Sforzesco in collaborazione con il Museo del Novecento, il Mart di Rovereto e la casa editrice Electa, presenta circa 180 opere tra disegni, dipinti, sculture, incisioni, fotografie d’epoca, libri, riviste e documenti ed è sostenuta da prestiti e collaborazioni di importanti istituzioni museali e collezioni private italiane e straniere. Insieme ai capolavori di Boccioni, sono esposti anche i riferimenti visivi che hanno influenzato e ispirato il lavoro dell’artista, dall’arte classica al cubismo.

«Abbiamo voluto raccontare l’artista da una prospettiva nuova», svela la curatrice Francesca Rossi. Al centro della mostra, infatti, c’è l’atlante della memoria, una straordinaria raccolta di documenti inediti che costituivano la memoria e la sfera privata dell’artista. Donato assieme ad altri documenti alla biblioteca civica di Verona dalla sorella Amelia Raffaella Boccioni Callegari, l’atlante è il vero e proprio leitmotiv di tutta la mostra: non è solo un archivio in miniatura, ma anche e soprattutto la chiave di volta per comprendere quale fosse per Boccioni l’orizzonte figurativo di riferimento, dalle opere grafiche tedesche del XVI secolo ai dipinti di Segantini. E qui, in un certo senso, si annida l’affascinante paradosso legato alla figura di Boccioni: al contrario di quello che ci si potrebbe immaginare dopo aver letto il suo infuocato Manifesto, ha avuto maestri (Balla e Severini in primis), riferimenti iconografici (addirittura la ritrattistica celebrativa di Raffaello) e svariate e piacevoli infatuazioni (come i leggiadri bagliori che accendono le vesti dell’ammaliante Cherubino di Jacques-Émile Blanche).

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