Gazzetta di Reggio

Gigliola Sarzi, la nonna burattinaia

Roberto Fontanili
Gigliola Sarzi, la nonna burattinaia

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REGGIO EMILIA. Attrice, burattinaia, costumista, regista, animatrice, grande affabulatrice; tutta una vita per i burattini e i bambini. È un amore infinito e mai interrotto quello tra Gigliola Sarzi, che è nata nel 1931 a Legnago (Vr) e le sue marionette. Ancora oggi a 85 anni, dopo che la malattia l’ha costretta dal 2010 a dire basta, quello è il suo mondo.

Figlia e sorella d’arte, prima con il padre Francesco e il nonno Antonio e poi con il fratello maggiore Otello, ha attraversato per oltre 50 anni il teatro italiano, tra prosa e burattini. Senza mai cercare riconoscimenti, che pur sono arrivati, come l’essere inserita nell’Atlante del teatro ragazzi nel 2009, o aver ricevuto nel 2010 l’Eolo award alla carriera, uno dei più prestigiosi premi del settore per il suo spettacolo di teatro da tavolo La Nonna racconta. Quello che Gigliola ha creato quando non era più in grado di stare a lungo in piedi e per manovrare i burattini doveva appoggiarsi a un tavolo.

«Uno spettacolo in cui utilizzava linguaggi di animazione diversi, in un gioco teatrale che consentiva ai bambini di esprimersi spontaneamente liberando le proprie emozioni», recita la motivazione del Premio Eolo. E riusciva a farlo, semplicemente, cambiando voce mentre muoveva un soldato o una donna. Proprio come fanno i bambini quando giocano, e lei giocava con loro. Come ha fatto nel 1987 quando per prima ha portato in scena la favola russa Masha e l’orso, poi diventata un cartone animato di grande successo tra i bambini.

Gli occhi vivaci e il sorriso solare sono quelli di sempre, così come le agili mani. La memoria, invece, da un po’ fa brutti scherzi, ma Gigliola è rimasta fedele a quella frase che tante volte ha ripetuto: «Il sorriso di un bambino vale più di un Premio Nobel ed è capace di farmi dimenticare dolori e ansie». A questa lunga storia che si intreccia con quella dell’infanzia di chi ha compiuto sessant’anni – quando in tutte le scuole elementari il momento più atteso era l’arrivo dei burattini – è dedicata la mostra che la figlia Anna ha voluto organizzare al centro diurno Il Melograno, dove oggi Gigliola trascorre parte delle sue giornate.

In quella stanzetta stracolma di marionette e locandine dei suoi spettacoli, fotografie, tesi di laurea dedicate ai burattini e alla famiglia Sarzi, c’è tutta la sua vita. «Ma – ci dice la figlia Tiziana che nella vita è organizzatrice teatrale – questo è solo un anticipo della mostra in programma nel 2017 per iniziativa della Fondazione Sarzi». E sarà una mostra più ampia non per celebrare solo Gigliola, ma anche per fare memoria su “baracca e burattini”. Una forma di teatro a torto considerata minore e invece capace di andare dritta al cuore dei bambini.

La mostra al centro diurno Il Melograno racconta anche del profondo legame tra Gigliola e Reg. gio. Una terra a cui è rimasta sempre affezionata, fin da quando a soli 12 anni fece la staffetta partigiana e come premio per aver portato a termine una missione non volle una bambola ma il soprannome “Cospiratrice”. «Sono già troppo grande per le bambole» disse, lei che bambina dentro è rimasta sempre. Ed è a Reggio che torna agli inizi degli anni ’70 dopo aver vissuto nel dopoguerra a Roma. E da Reggio è partita per portare in tournée all’estero il suo spettacolo Biancaneve, per poi tornare a casa ed essere, nel 1976, tra i fondatori del Teatro delle Briciole.

La stanza al Melograno è forse troppo piccola per contenere il mondo di Gigliola, ma è anche l’esatta rappresentazione del teatro dei burattini. Quattro assi, una tenda e una marionetta inanimata che improvvisamente diventano un mondo. E quella stanza, allora, diventa uno scrigno fatato da cui non esce solo la vita di Gigliola, ma un pezzo della nostra infanzia, e dove tra una foto e un burattino ci viene ancora da sorridere pensando a quando Fagiolino bastonava Sandrone.

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