Gazzetta di Reggio

la recensione

“Purgatorio”, la verità si scopre prendendo a pugni i pregiudizi

“Purgatorio”, la verità si scopre prendendo a pugni i pregiudizi

REGGIO EMILIA. Una forma di teatro estremo è quello che non trasfigura la realtà ma la spinge da tante parti proiettandola fuori e dentro, per scovare desideri, passioni e frustrazioni più recondite,...

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Una forma di teatro estremo è quello che non trasfigura la realtà ma la spinge da tante parti proiettandola fuori e dentro, per scovare desideri, passioni e frustrazioni più recondite, ma anche la verità nuda e cruda, a patto che ciascuno sul palco sia messo in condizioni di rivelarla con la propria inconfondibile voce. Di questo ognuno di noi sente il bisogno, ancor di più coloro che sono impossibilitati, per causa di forza maggiore, a farla sentire nella sua pienezza. A volte, come ci fanno capire i provetti attori di ZeroFavole interpreti di “Purgatorio” – una produzione di Babilonia Teatri in prima assoluta alla Cavallerizza –, si riesce con un giro di parole, altre volte non è necessaria, perché risulta subito evidente.

È questo il senso del gioco sul chi “vorrei essere” che i cinque protagonisti conducono seduti per terra seminudi. Da quei corpi esce di tutto e il palco funge quasi da lettino dello psicoterapeuta tra rabbie, paure, frustrazioni, ma anche ragionamenti carichi di ironia. «Vorrei essere come le hawaiane», «vorrei avere un pisello grande come un montagna», oppure minuscolo «perché sarei un’attrazione per tutti», «vorrei essere una talpa per arrivare diritta alla tomba di mia nonna», ma anche «morire per prima così gli altri sentono la mia mancanza». Uno dice che vorrebbe avere le mestruazioni come una donna, un altro desidera sciogliere la neve del mondo con la sua pipì. Mostrano disabilità vistose, ma il problema è dello spettatore seduto a guardarli: subito s’impressiona, poi giunge il momento della tenerezza, e finalmente guarda come se fossero soltanto persone. Specie dopo che hanno preso a pugni il sacco da boxe, perché la tensione da scaricare è tanta, mentre il corpo minuscolo di Chiara rotola con mirabile grazia. C’è fresca complicità quando giocano a chi fa Dante e Virgilio, due di loro confessano che ogni sera decidono con il “pari o dispari” chi farà chi. Le situazioni sono l’una dentro l’altra, come se fossero strade tracciate ma non percorse fino in fondo, per uno spettacolo semplice nella costruzione e nel ritmo ma complesso nei contenuti.

Un’altra scenetta, che riguarda il tema letterale dello spettacolo, vede tutti seduti ad un tavolo per disquisire, guidati da Enrico Castellani – impeccabile regista dello spettacolo – su spurgare e purgare. Tra i peccati viene fuori anche l’indigestione da nutella. Nel finale scendono dall’alto altri sacchi da boxe che oscillano senza essere colpiti: sono lì per il pubblico. E chi non ne ha bisogno? (g.b.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google