Giovanni Costetti e il messaggio per Papini nascosto nel ritratto “Gianfalco”
Tra gli artisti del Belpaese che hanno saputo interpretare al meglio la ricerca di modernità caratteristica del Liberty italiano c’è anche il reggiano Giovanni Costetti. «L’immagine di Gianfalco di...
Tra gli artisti del Belpaese che hanno saputo interpretare al meglio la ricerca di modernità caratteristica del Liberty italiano c’è anche il reggiano Giovanni Costetti. «L’immagine di Gianfalco di tre quarti – scrive Tommaso Casini sul catalogo della mostra “Liberty in Italia. Artisti alla ricerca del moderno” – appare come una trasfigurazione idealizzata in chiave quasi femminile del volto del ventunenne Papini, alludendo al motto leonardiano “Non si volge chi a stella è fisso”. Forte è il richiamo alla ritrattistica cinquecentesca e in particolare a quella di Leonardo e Giorgione, riletta attraverso influenze liberty e dello stile Böcklin. La chioma ricciuta assume un aspetto fiammeggiante e non finito, che si confonde con un cielo al tramonto su un abbozzato paesaggio collinare. Lo sguardo ispirato e ceruleo è animato da una sottile inquietudine, eroica e superomistica nietzscheana».
Forse un messaggio di speranza all’amico. «Nell’ottobre del 1902 – scrive infatti Casini – Costetti scrive a Papini, in conforto per la morte del padre, quasi prefigurando il futuro ritratto: “Ti sento tanto forte e so dove guardano i tuoi occhi chiari e aperti, dove guardano anche ora mentre le lagrime tentano di velarli. Guardi al di là della morte, nella grande vita intensissimamente».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
