Marco Martinelli: «Ecco la via crucis dei giocatori d’azzardo»
Scandiano, il Teatro delle Albe in scena con Slot Machine. Il regista reggiano: «Il teatro deve mettere il dito nelle piaghe»
SCANDIANO. «Il teatro è tante cose: una è la scrittura. È inventare storie a partire dalla nostra realtà, che a volte ci stordisce, passando attraverso la nostra pelle e gli argomenti sono infiniti».
Lo dice Marco Martinelli, del Teatro delle Albe, reggiano di nascita ma “trapiantato” a Ravenna. La sua ultima pièce, Slot machine, è in cartellone al teatro Boiardo di Scandiano questa sera (martedì 13 dicembre) alle ore 21. «Cerco di raccontare il nostro stare in questa Italia da trent’anni a questa parte – svela il regista –. Negli anni ’90, ad esempio, si voleva fuggire… se pensiamo all’Italia di Tangentopoli… Dopo siamo passati ai problemi legati all’immigrazione e nel bel mezzo, tra le tante strazianti vicende umane, è emblematica quella di Marco Pantani. Lo spettacolo a lui dedicato (realizzato nel 2012 e premio Ubu, ndr) restituisce la cifra del mio teatro che conduco con mia moglie Ermanna (in quello spettacolo interpretava Tonina, la mamma di Marco): in pratica, un’attività di famiglia. Nel far luce su quella storia, viene fuori uno spaccato dell’Italia, un paese che negli ultimi trent’anni, sembra affondare in una palude». Di altro argomento è Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi che ha debuttato nel 2014 ed è incentrato sulla grandi domande: cosa intendiamo per bene comune? E per democrazia? Cosa significano parole come verità e giustizia?
Slot machine si differenzia dagli altri due per il fatto che non è uno spettacolo corale, ma un monologo. «L’interprete è Alessandro Argnani – spiega Martinelli – che racconta la via crucis e la fine di un povero giocatore che, come tanti, precipita nel gorgo del gioco solitario e autodistruttivo». Per entrare a fondo e ricostruire emozioni e suggestioni legate a questa tematica, Martinelli ha interpellato tante persone, veri giocatori che hanno raccontato la loro vita. «Il testo – rivela – è formato da tante schegge biografiche e trasmette un senso radicato di autodistruzione. Spesso noi guardiamo queste persone per ore davanti alle infernali macchine da gioco; lo sanno che non vincono, ma non si gioca per vincere: si gioca per togliersi fuori dal mondo. Le statistiche parlano di milioni di persone in Italia che giocano d’azzardo, e noi dobbiamo chiederci il perché – afferma Martinelli –. Lo Stato lo vieta, ma da anni anche la pubblicità incita a giocare, a buttare i soldi dentro la voragine. E alla fine sono famiglie intere ad essere travolte. Il chiodo fisso dei giocatori è trovare i soldi, sottraendoli anche alla famiglia e ai parenti se necessario. Per la vittima è una via crucis, senza resurrezione».
Il protagonista dello spettacolo si chiama Doriano: una mattina viene trovato steso a terra, picchiato da strozzini con in quali si è indebitato. «Si possono paragonare a dei carnefici per Doriano – commenta Martinelli –. Ma anche lui, mentre ripercorre la strada che l’ha portato fin lì, capisce di essere carnefice di se stesso. Il teatro deve mettere il suo dito nella piaga, nelle ferite più profonde, lo può fare con la sua anima tragica oggi come 25 secoli fa». Prima dello spettacolo, alle ore 20, spettatori a cena direttamente in teatro con menù a buffet al costo di 10 euro.
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