La complessità del segno svelata alla Panizzi
Reggio Emilia, in biblioteca cento incisioni tra inediti, falsi e opere di Dürer. È una parte della collezione di Angelo Davoli, curata dal figlio Zeno
REGGIO EMILIA. Da più di trent’anni il Gabinetto delle Stampe e dei Disegni “Angelo Davoli” della Panizzi è alle prese con il riordino della raccolta di 40mila incisioni che gli eredi del collezionista reggiano hanno donato alla città e, per essa, alla biblioteca.
A questo importante lavoro è dedicata la mostra “La complessità del segno. Problemi e curiosità dell’incisione classica” in corso al piano terra della Panizzi, che racconta con minuzia di particolari un pezzo di storia dell’incisione italiana. Una mostra che parte dunque dal lavoro certosino di ricerca effettuato da Angelo Davoli e portato avanti dai figli. Proprio al figlio Zeno abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa di più.
«Mio padre era esperto di bibliografia – ci spiega – per cui, studiando i libri, incappò a un certo punto nelle stampe e decise di realizzare un catalogo degli incisori italiani. Pensò che si trattasse di un’operazione semplice ma ben presto si dovette ricredere. Si accorse infatti che le notizie erano poche e spesso contradditorie».
Così, una volta finita la guerra, Angelo Davoli iniziò a fare ricerca e a comprare diverse stampe. «Tra l’altro in quel periodo si trovavano a poco prezzo anche pezzi rari e importanti perché molta gente se ne liberava». Continuò questo lavoro minuzioso finché non si ammalò: molte sue ricerche rischiavano di rimanere incompiute. «Perciò – racconta Zeno Davoli – prima di lasciarci fece promettere a noi figli di non disperdere tutto. Ci disse proprio: È una collezione preziosa se rimane intatta». Fu così che, quando morì, i figli decisero di donarla al Comune di Reggio a condizione che venisse stampato un catalogo. Tra l’altro Zeno Davoli, che ha seguito le orme del padre, ha anche preso l’impegno di fare le schedature.
«È un lavoro che dura da 33 anni», impegnativo ma anche importante che oggi ha portato alla pubblicazione del nono volume. «Manca solo il decimo, che è praticamente già pronto, dedicato agli anonimi». E siccome dopo la pubblicazione di ogni volume fa seguito una mostra, ecco che alla Panizzi sono esposte fino al 23 aprile cento incisioni: tanti inediti, autentici, falsi e si affronta il problema delle tecniche e delle scelte dei fogli. Suddivisa in dieci sezioni, la mostra include tra gli altri i lavori di Albrecht Dürer, che affinò la tecnica xilografica fino a regalarci capolavori eterni, del bolognese Marcantonio Raimondi, di Giuseppe Maria Crespi e Ludovico Mattioli, due incisori bolognesi operanti tra la fine del Seicento e gli inizi del Settecento, di Simone Cantarini.
Alla mostra e al relativo catalogo, si affianca la pubblicazione del IX volume del catalogo generale a stampa: La Raccolta di stampe “Angelo Davoli” (lettere T-Z).
La mostra, allestita al piano terra della Panizzi, sarà visitabile fino al 23 aprile negli orari di apertura della biblioteca.
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