Gazzetta di Reggio

«Con me dall’ombra alla luce per un nuovo Rinascimento»

di Martina Riccò
«Con me dall’ombra alla luce per un nuovo Rinascimento»

Il critico svela il suo progetto politico prima di salire sul palco con Caravaggio «Dobbiamo diventare consapevoli del patrimonio artistico del nostro Paese»

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REGGIO EMILIA. Le “capre” le ha lasciate fuori. Così come l’irruenza che molto spesso lo contraddistingue. E davanti ai nostri occhi, che si aspettavano un Vittorio Sgarbi caravaggesco e giottesco, si è presentato un Vittorio Sgarbi politico. Durante la visita al nostro giornale, poco prima di salire sul palco del Lime Theater con lo spettacolo su Caravaggio, il critico ha rivelato il suo progetto per il futuro: «Creare un nuovo movimento politico dal nome Rinascimento».

Ma come, prima il Partito della Rivoluzione e adesso il Rinascimento?

«Certo, parliamo sempre della stessa cosa. Il Rinascimento è una rivoluzione e la rivoluzione è un rinascimento. Il concetto di destra e sinistra, adesso, è superato. Quello che conta è riuscire a ribaltare l’offerta politica. Qual è l’offerta politica della Lega? E del Pd? Non si sa...».

E quella del suo Rinascimento? Starà con Berlusconi? O con Renzi?

«Con Berlusconi no, ormai lui è finito e la destra è scivolata in basso. Bisogna solo capire se si andrà al voto con il proporzionale puro, che è il sistema più logico, o con il Mattarellum, che ho sempre odiato ma in questo caso potrebbe favorire chi saprà conquistare gli italiani».

Ma per creare un movimento politico serve una struttura, Vittorio Sgarbi da solo non basta...

«Questo progetto prenderà forma entro la fine di gennaio e si svilupperà in contemporanea con il nuovo spettacolo che ho deciso di portare nei teatri, e che appunto si intitolerà “Rinascimento”. Sicuramente avrò al mio fianco Nicola Grauso, e poi tutti quelli che si sono sentiti tagliati fuori dalla politica attuale. Il problema non sarà trovare aderenti ma convincere i cittadini che la nostra idea politica è più interessante di quella degli altri».

Come?

«È possibile che un italiano che si chiama Franceschini non sappia che è esistito un pittore con il suo stesso cognome? Ed è possibile che le cariche istituzionali dello Stato non vadano a vedere Piero della Francesca ad Arezzo? È come essere italiano e non avere mai assaggiato la pizza. Peggio, come se il governatore delle Maldive pensasse di essere in montagna. Noi viaggiamo con gli occhi bendati in un paese meraviglioso e l’unica cosa che facciamo, al massimo, è costruire orrori senza salvaguardare la nostra bellezza».

Ma chi è il vero Sgarbi: quello che si preoccupa seriamente del futuro dell’Italia e che parla di storia dell’arte a teatro, o quello che in tv urla “capra, capra, capra”?

«Quello che mi piace di più è il Vittorio Sgarbi costoso, che va in televisione e compra opere d’arte con la speranza di metterle a disposizione di tutti in un museo. L’idea di poter acquistare un Donnini, artista reggiano di gusto reniano, mi provoca eccitazione. D’altra parte la missione dello storico dell’arte è quella di conoscere per trovare. Tutto il resto (raccontare gli artisti, fare spettacoli, istruire il popolo...) è un riflesso inevitabile del piacere di scovare opere d’arte».

Adesso sui palchi d’Italia sta portando in scena Caravaggio, che spettacolo è?

«Uno spettacolo travolgente che mi permette di riportare in vita Michelangelo Merisi, averlo sul palco con me. Siamo alla settantesima replica, ormai. Il successo è dovuto all’autore ma anche all’interprete, ossia io, che in maniera focosa e bizzarra racconto la sua arte facendo collegamenti con l’attualità e anche con Pier Paolo Pasolini. Che avrebbe potuto benissimo fondare un partito politico, ma non l’ha fatto».

Adesso meglio pensare a Caravaggio, la politica la rimandiamo a fine gennaio...

«Sì, anche se questo spettacolo conferma quello che penso. Per far apprezzare Caravaggio è bastato togliere un po’ di muffa, renderlo presente. Cosa significa? Che il nostro futuro è nel nostro passato, e noi dobbiamo diventare consapevoli del patrimonio artistico italiano».

Dall’ombra alla luce, come recita il titolo del suo libro...

«Bello slogan: con Sgarbi, dall’ombra alla luce. Ora nonresta che diventare un soggetto politico del centro sinistra, e sono certo che mio socio sarà Oscar Farinetti. Lui ha fatto con il cibo italiano quello che io voglio fare del nostro patrimonio artistico: renderlo un bene mondiale».

E Renzi è avvisato...

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