Sgarbi, che spettacolo il Caravaggio
Il critico al Lime Theater davanti a 1800 persone: «Salviamo questo luogo»
REGGIO EMILIA. Due ore e mezzo al Lime Theater alla scoperta dei significati più profondi e attuali dell’arte di Caravaggio.
È il “sequestro” vissuto dalle 1.800 persone radunatisi alle Fiere per ascoltare la lezione di Vittorio Sgarbi che a fine serata si è poi trovato ad essere egli stesso ostaggio dei suoi fan per autografi e selfie di rito in quello che ha definito «Un luogo conquistato dalla cultura in un’area devastata dalla città». «Che sia benedetto questo teatro se serve a salvare un luogo», ha aggiunto Sgarbi sottolineando che generalmente questi capannoni sono scatole vuote, segnali di assenza totale di pensiero. La sua narrazione, accompagnata dalla musica di Valentino Corvino e dalle immagini di Tommaso Arosio per la regia di Angelo Genera, ha rimandato a casa il pubblico più consapevole del grande realismo e della capacità di precorrere i tempi di Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio, che già alla fine del Cinquecento aveva anticipato alcune tendenze proprie del Novecento. La lectio di Sgarbi è iniziata con l’audio dell’orazione funebre di Alberto Moravia per Pier Paolo Pasolini andando così a tracciare molteplici parallelismi tra il poeta morto nel 1975 all’idroscalo di Ostia e un Caravaggio da riscoprire e reinterpretare. Il bastone portato in scena da Sgarbi era lo stesso che scandiva le parole di Moravia, sullo sfondo soltanto tre schermi per far scorrere una dopo l’altra le opere del pittore della famosissima Vocazione di San Matteo della chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma. «Caravaggio era un pittore d’azione, capace di raccontare un mondo nascosto facendo una sintesi tra il barocco e la nuova geografia dell’arte della fine del Cinquecento», ha spiegato andando poi a sottolineare i tanti ragazzi di strada che affollano le opere dell’artista con una forte carica erotica. «È lo stesso clima di liberazione sessuale in cui si è trovato immerso Lapo Elkann a New York», ha scherzato suscitando l’ilarità del pubblico che è salito con lui su un’altalena fatta di storia dell’arte e continui riferimenti alla quotidianità. Provocatore come sempre, Sgarbi ha restituito l’immagine di un Caravaggio realista e fotografo, deciso a rifiutare ogni finzione per rappresentare, nelle nature morte come nei giovani popolani delle sue tele, la precarietà del vivere, l’imperfezione umana e la vana resistenza al tempo. (f.m.)
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