Gazzetta di Reggio

di nonno in nipote

«Un’arte popolare ma non ingenua»

«Un’arte popolare ma non ingenua»

La parola al presidente degli Amici del presepio di Salvarano

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REGGIO EMILIA. «Accettiamo tutti i presepi. Basta che non ci siano statuette di politici o personaggi famosi». È Ermes Azzimondi, il presidente dell’associazione Amici del presepio (che ha sede nel santuario di San Michele a Salvarano), a definire gli scopi dell’associazione nata cinque anni fa per far rivivere l’eremo e dare una casa ai tanti reggiani appassionati del presepe. Quelli che hanno tenuto viva questa tradizione che è una forma d’arte popolare solo apparentemente ingenua.

«Dove la prospettiva, come nei quadri naïf, non è un obbligo», dice Azzimondi, ricordando come nel primo corso per insegnare a realizzare presepi artistici «abbiamo dovuto abbandonare l’idea di parlare di prospettiva ai 50 partecipanti. Preferivano imparare la manualità». Così è nata la mostra. «Dove ci sono i presepi fatti di carta e quelli con i lego. Il nostro scopo – spiega – è riportare il presepe nelle famiglie. Siamo alla settima edizione della mostra e le richieste aumentano ogni anno». L’associazione (che raccoglie una settantina di soci), dopo il primo corso ha pubblicato anche un manuale per realizzare presepi artistici. A Salvarano nel frattempo i presepi sono spuntati nelle case, nei cortili, in piazzetta e davanti alla chiesa, dove quello luminoso all’aperto ogni anno diventa sempre più grande. La mostra cresce e vive grazie a decine di volontari e alla collaborazione di Comune, Pro Loco, parrocchia, polisportiva Terre Matildiche, Contrada di Borgoleto (che offre una bevanda calda ai visitatori, catapultandoli ai tempi di Matilde) e delle scuole. «Sono venuti dalla scuola Dalla Chiesa di Reggio per portare il loro presepe, e c’è quello realizzato dal centro diurno e dalle scuole materne. E poi organizziamo visite guidate dove ci sono insieme i bambini, che scoprono il presepe e gli anziani che ricordano e trasmettono memoria. La mostra è riuscita ad aggregare chi i presepi li costruisce e chi li colleziona», conclude Azzimondi. Come quello di quest’anno che arriva dai Monti Tatra in Romania. L’ultimo di una mostra tutta da guardare.

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