Con Galliani l’ex macello diventa bottega d’arte
Nei prossimi mesi l’artista realizzerà un’opera “a porte aperte” Accanto ai dipinti anche la postazione video del figlio Massimiliano
MONTECCHIO. «In un ex macello degli anni ‘20, alla “morte” di ieri si sostituisce la “vita” di oggi e di domani attraverso l'opera d'arte». Con queste parole Omar Galliani commenta la seconda edizione della rassegna Profeti in patria - Cammini d'artista a Montecchio Emilia che, fino a maggio 2017, trasforma l'ex macello comunale di via Marconi 18 in una bottega rinascimentale, luogo di lavoro, di incontro e di confronto.
Nel corso dei mesi, Omar Galliani realizzerà un'opera pittorica “a porte aperte”, permettendo ai visitatori di seguirlo passo passo, ma anche di avvicinarsi all'arte attraverso l'esposizione di una selezione di dipinti e carte realizzati dal 1978 al 2016, la postazione video allestita dal figlio Massimiliano Galliani (disegnatore, pittore e video maker) e le ricerche degli studenti dell'Accademia di Belle Arti di Brera che, all'interno dello stabile, porteranno avanti una riflessione su tematiche relative ad usi, costumi, scelte etiche e sostenibilità ambientale.
Come scrive Sandro Parmiggiani, «Montecchio è, per Omar Galliani, non solo il luogo elettivo cui sempre fare ritorno, ma l'oasi segreta in cui poter sviluppare, nel silenzio del suo studio, un percorso di ricerca sempre condotto all'insegna della coerenza e dello scavo in alcuni motivi e temi cui è sensibile. Affascinato, fin dagli esordi, dalla rivisitazione e dal recupero della storia dell'arte, Galliani attraversa, fino all'inizio degli anni ’80, una fase segnatamente concettuale, per poi dedicarsi in prevalenza, nel corso del decennio che vede il ritorno alla pittura e al colore, alla realizzazione di dipinti a olio, nell'ambito di quello che fu chiamato citazionismo o anacronismo. Successivamente l'artista fa ritorno, negli anni ’90, al disegno su carta o su tavola di legno, diventato nel tempo lo strumento elettivo per cogliere ed esprimere atmosfere caratterizzate da una sospensione, da un'attesa, da un mistero, da una tensione verso il sublime, in cui i semi del concettuale, mai andati perduti, sono tornati a germogliare»
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