Gazzetta di Reggio

Guidetti sul palco del Valli Una risata lunga 26 anni

di Francesca Manini
Guidetti sul palco del Valli Una risata lunga 26 anni

REGGIO EMILIA. Nello sport si dice: squadra che vince non si cambia e lo stesso si può dire anche per lo spettacolo, quando un appuntamento diventa tradizionale e ben radicato. E così anche quest’ann...

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REGGIO EMILIA. Nello sport si dice: squadra che vince non si cambia e lo stesso si può dire anche per lo spettacolo, quando un appuntamento diventa tradizionale e ben radicato.

E così anche quest’anno la notte di San Silvestro del Teatro Municipale Romolo Valli sarà all’insegna delle risate scatenate dal dialetto dell’incontenibile Antonio Guidetti affiancato dai fidati attori dell’Artemisia Teater che debutteranno sul palcoscenico del teatro cittadini con “E adesa sa fommia”.

La nuova commedia dialettale in due atti è basata sull’arrivo di un intruso che crea scompiglio nella famiglia Barigazzi: l’azione ruota intorno ad una valigia nascosta nel pavimento, frutto di una rapina avvenuta tanti anni prima che diviene il pretesto per gags e situazioni comiche a ripetizione. I biglietti per lo spettacolo del 31 dicembre, che avrà inizio alle ore 20.30, costano 25 euro per i posti centrali, 20 euro laterali e 15 euro in galleria e sono in vendita online, oltre che alla biglietteria della Fondazione I Teatri e all’agenzia Viaggiar Teatrando di via Che Guevara.

Insomma, il Capodanno reggiano con Antonio Guidetti al Valli è una vera garanzia. Una sorta di buon augurio per l’anno nuovo.

«Diciamo così, di certo è che in questi ultimi 26 anni non ne abbiamo saltato uno, registrando sempre il tutto esaurito. La commedia che proponiamo quest’anno è molto leggera perché proprio grazie all’esperienza sul palcoscenico ho imparato che la gente la sera del 31 dicembre vuole innanzitutto ridere, proprio come vogliamo divertirci noi con loro. E iniziano a chiederci conferma della nostra presenza addirittura mesi prima, siamo come una grande famiglia...».

Guidetti, ma ci spieghi come tutto ha avuto inizio. Come dire, c’era una volta...

«Dunque quando c’erano ancora tanti soldi i Teatri proponevano una doppia proposta, l’operetta al teatro Valli e il teatro dialettale all’Ariosto. Poi i tempi sono cambiati e dovendo contenere i costi, alla fine hanno finito per chiamare solo noi, perchè costiamo poco. Scherzi a parte, è sempre un vero piacere ritrovarci in questo per San Silvestro. Anche se allestire la scenografia per un palcoscenico così importante è davvero impegnativo, calcolando poi che la volta dopo siamo al Circolo Rondò su un palcoscenico di tre metri per quattro…».

In scena sarete in sette per quella che si preannuncia una vera pioggia di risate e divertimento.

«Sì, sette attori di cui due giovani che sono carichissimi per la loro prima volta in questo storico teatro. Ormai noi siamo una compagnia, come dire, un po’ vecchiotta anche dal punto di vista anagrafico, abbiamo dunque bisogno di nuove forze cariche di vitalità e visto che l’Accademia Reggiana del Vernacolo di cui facciamo parte ha diverse Compagnie, stiamo cercando di radunare più giovani possibile”.

Dunque c’è un progetto giovani attori che state portando avanti?

«Sì, l’idea è di riprendere vecchie commedie di spessore come Vaca che testa ca g’ho e svecchiarle, renderle più attuali. Il prossimo 10 gennaio a Sant’Ilario inizieremo un corso di teatro dialettale proprio per i giovani».

Si può parlare di una sorta di passaggio di testimone dialettale?

«Non credo ch,e come sostengono alcuni il dialetto sia una lingua ormai morta, ma è certamente una malata grave. IL fenomeno dell’immigrazione ci porta a ridimensionare il nostro mondo linguistico, ma sarebbe bello che mentre ci apriamo alla novità del mondo, si spendessero anche energie per salvaguardare il nostro dialetto e non perdere così la nostra identità. Solo sapendo chi siamo possiamo capire dove andare e mai come adesso in Italia c’è bisogno di un’inversione di rotta politica».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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