Gazzetta di Reggio

Si brucia il Vecchio Anno per dare il benvenuto alle speranze del 2017

di Andrea Vaccari
Si brucia il Vecchio Anno per dare il benvenuto alle speranze del 2017

CASTELNOVO SOTTO. Ci sono riti che, nonostante gli anni, continuano ad attirare l’interesse di grandi e piccini e, generazione dopo generazione, continuano a recitare il ruolo di primo piano nell’imma...

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CASTELNOVO SOTTO. Ci sono riti che, nonostante gli anni, continuano ad attirare l’interesse di grandi e piccini e, generazione dopo generazione, continuano a recitare il ruolo di primo piano nell’immaginario collettivo. Tra questi vi è sicuramente il Vecchione di Castelnovo Sotto, la cui magia, a metà tra il religioso e il profano, ogni anno attrae in piazza IV novembre centinaia di persone. E ogni 31 dicembre sono tantissime le famiglie che amano trascorrere il tardo pomeriggio e la sera nella piazza del municipio, festeggiando e brindando rischiarati dalle fiamme sprigionate dal pupazzo.

L'evento (in programma alle 18) è organizzato dall'associazione Al Castlein, che allestisce l'omonimo Carnevale castelnovese e che non perde, neppure l’ultimo giorno dell’anno, la voglia di mettere in mostra la propria creatività.

Il fantoccio viene costruito ogni anno con le stesse caratteristiche: alto circa 10 metri e realizzato completamente in carta, sul cappello quest’anno c’è ovviamente scritto 2016. Nel tardo pomeriggio gli viene dato fuoco (come si faceva nelle nostre campagne) e poi iniziano i festeggiamenti, con cioccolata calda e palloncini per i più piccoli. La tradizione della bruciatura del Vecchione a Castelnovo Sotto risale ai primi anni ’70. L'ideatore dell'iniziativa, ricordano i volontari più esperti, è stato Ferruccio Carretti, uno tra i più abili carristi del Carnevale e che faceva parte della scuderia Montagnola. Tra i tanti aneddoti legati al Vecchione, ce n'è uno ricordato dal presidente dell'associazione, Mario Mattioli: una quindicina di anni fa, alcuni “burloni” lo bruciarono in anticipo. Oggi il fantoccio viene esposto soltanto il 31, ma in quegli anni veniva portato in paese con un giorno d'anticipo e qualcuno ne approfittò.

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