Secchi, astronomo e gesuita scomodo
Il nuovo numero di Reggiostoria dedica l’apertura al celebre scienziato
REGGIO EMILIA. Angelo Secchi, lo scienziato reggiano a cui è intitolato il primo istituto tecnico della città, sta per compiere 200 anni. Una sbiadita lapide marmorea murata sulla facciata della sua casa ne ricorda la nascita, avvenuta il 28 giugno 1818 al numero 12 di via Porta Brennone. Reggiostoria, la rivista trimestrale fondata nel 1978 dal compianto Gino Badini, anticipa la celebrazione del bicentenario nel suo 153esimo numero, presentato all'hotel Posta da Davide Dazzi, dal direttore Fabio Cocconcelli e dalla segretaria di redazione Angela Chiapponi.
A “Padre Angelo Secchi” è dedicato il primo articolo, in cui Ivan Spelti ricorda la sua opera didattica meglio riuscita: “L'unità delle forze fisiche, saggio di filosofia naturale”, sorta di riassunto della fisica ottocentesca pubblicato nel 1864. Allora non erano ancora state abbandonate le teorie del calorico e dell'etere, ma la scienza procedeva sui solidi binari dello sperimentalismo positivistico, che il gesuita Secchi seguiva suscitando “feroci critiche” negli ambienti ultraclericali, che arrivarono perfino ad accusarlo di ateismo. Spelti ha curato, inoltre, le pagine che trattano di Secchi nel libro sui dieci maggiori scienziati reggiani dell'età illuministica e positivistica, che sarà stampato fra due mesi.
Nel secondo articolo Antonio Petrucci prosegue la rievocazione del “Processo contro gli aggressori di Angelo Volpe”, il sacerdote docente di latino e greco nel liceo di Reggio, che fu assalito e percosso il 22 ottobre 1865 da avversari politici di orientamento repubblicano. Petrucci ha ricostruito quegli eventi grazie anche ai documenti conservati dall'avvocato reggiano Biagio Borsiglia, discendente di quel Carlo Borsiglia che contribuì a far intervenire nientemeno che Francesco Crispi, in difesa degli imputati. E' gustosamente attuale, poi, la rievocazione di una truffa messa a segno nel 1801 ai danni del cavaliere Nicola Rangone e di altri due gentiluomini reggiani, che sganciarono centinaia di scudi a sedicenti ufficiali francesi per sfuggire ad un minacciato arresto. La racconta con piglio cronachistico Glauco Bertolini. Furio Isolani, invece, retrocede fino al sesto secolo per illustrare la politica religiosa dei duchi longobardi, incentrata sullo scisma dei Tre Capitoli. Al Medioevo si ispira anche una novecentesca creazione artigianale, l'ars canusina inventata dalla psichiatra Maria Bertolani Del Rio per l'ergoterapia dei ricoverati al San Lazzaro. Ce ne parla Roberto Carriero. Gli altri articoli sono firmati da Giuseppe Ligabue (La Madonna nera di Cervarezza), Fabrizio Solieri (I Ferrari, una dinastia patriottica), Graziano Siligardi (Due sorelle scultrici, Daniela e Claudia Sighicelli), Giovanni Sacchini (Gli annuari statistici del 1854-57) e Gabriele Fabbrici (Reggiani in armi: Dardano Fenulli). (l.s.)
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