Museo diffuso e condiviso così un sogno diventa realtà
BAISO. «Venuto dal nulla e fatto da sé», si definisce così Vasco Montecchi. Un modo solo apparentemente sbrigativo con il quale lo scultore autodidatta originario di Castagneto di Baiso e scandianese...
BAISO. «Venuto dal nulla e fatto da sé», si definisce così Vasco Montecchi. Un modo solo apparentemente sbrigativo con il quale lo scultore autodidatta originario di Castagneto di Baiso e scandianese di adozione, liquida la storia personale e artistica di chi come lui è stato tra i pochi scultori italiani, ad essere invitato per una personale al Parlamento Europeo di Strasburgo nel 1998 e a vincere prestigiosi premi come quello nel 2000 a Piombino alla presenza dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Vasco Montecchi è nato nel 1938 a Castagneto di Baiso, - un grumo di case che conta oggi una quarantina di anime - e lì che ha deciso di riaffondare le proprie radici dopo aver girato in lungo e in largo l'Europa. Prima da emigrante (in Francia e in Svizzera) e poi come apprezzato scultore. In quel piccolo borgo dove la strada finisce e le cui origini risalgono al 1.500, quasi all'improvviso dopo aver rivisto la propria casa natale, Vasco ha deciso di ritornare dopo 64 anni di lontananza. Tornare a casa per creare con le proprie opere un museo diffuso e ristrutturare la vecchia casa in cui ha vissuto fino a 15 anni in per farne un centro culturale. «E' nato così un luogo che è un po' museo, un po' atelier e un po' un angolo di pace in cui ritirarsi a riflettere e lavorare, ma soprattutto uno spazio in grado di accogliere e ospitare ogni forma d'arte a disposizione della comunità», ci spiega. Un progetto che sembrava follie ma che ha preso rapidamente corpo e che Vasco Montecchi ha seguito personalmente e nel quale investito tutte le sue forze e i risparmi suoi e della moglie Renza scomparsa nel 2010. «Ma la convivenza con mia moglie continua e per lei ci sono sempre fiori freschi», dice quasi sottovoce lo scultore mentre accarezza la gatta Martina nella sua casa - laboratorio di Ventoso, dove vive quando non è a Carrara per realizzare una delle sue opere. L'idea di fare un museo diffuso e recuperare la casa natia, è partita nel 2014 con la presentazione del suo libro nel quale ha ricostruito la vita e la storia delle 54 famiglie che negli anni '40 popolavano Castagneto di Baiso. E quella che poteva sembrare “operazione nostalgia” di un artista affermato sulla scena internazionale, si è invece trasformata in un grande atto d'amore per Castagneto e i suoi abitanti, realizzando un museo a cielo aperto comprendente una trentina di sue opere e una galleria d'arte che sono tutt'uno con le case del borgo. Un museo capace di coinvolgere gli stessi residenti che si trasformano in occasionali guide e accompagnano i visitatori alla scoperta delle opere esposte, non prima di aver offerto loro un caffè. E' nato così in pochi mesi il museo diffuso Vasco Montecchi che ogni anno ospita eventi culturali che convogliano sull'Appennino reggiano artisti di fama internazionale. E' stato così nel 2015 con la mostra di sculture “Vasco Montecchi e i suoi compagni di strada nell'arte” con la partecipazione di sedici scultori provenienti da otto nazioni.
E sarà così fino all'8 gennaio con la mostra di arte “8 Sguardi contemporanei”, che raccoglie le opere di altrettanti artisti che si esprimono con forme e linguaggi diversi. Vasco Montecchi in questo progetto non è mai stato solo, ma ha potuto contare su tanti amici e sugli stessi abitanti di Castagneto che hanno subito accolto la proposta di utilizzare l'arte per far rivivere il borgo ."Le opere non sono dei proprietari delle case ma della comunità, così come la casa dove sono nato.
Non ho fatto alcun regalo a nessuno se non a me stesso, realizzando un museo a disposizione di tutti" ci spiega Vasco, che ancora oggi, quasi ottantenne, continua a spostarsi in auto tra Ventoso e Carrara. Dove con la ruvidezza e la costanza tipica dei montanari ritrova il piacere di stare da solo per estrarre da immensi blocchi di marmo nuove armoniche figure.
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