Gazzetta di Reggio

Omaggio ai “resistenti” dell’Appennino

“Dove va il bianco (quando la neve si scioglie)”, libro fotografico di Piergiorgio Casotti dedicato al crinale e ai suoi abitanti

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REGGIO EMILIA. “Dove va il bianco (quando la neve si scioglie)” è il risultato di oltre un anno di lavoro sull'Appennino reggiano, in particolare nei comuni del crinale, svolto dal fotografo Piergiorgio Casotti. Il progetto, confluito in un libro, sarà presentato dallo stesso autore giovedì sera (ore 21) al Centro Sociale Rosta Nuova attraverso un reading musicale con letture di Mario Vighi e Silvano Scaruffi, con Mirco Ghirardini al clarinetto. Ingresso libero.

Il progetto, nato dal desiderio di esplorare la relazione tra immagine, memoria e la natura transitoria dell'esistenza umana, è un censimento fotografico degli abitanti che resistono nelle più piccole frazioni del crinale reggiano e insieme, un omaggio alla montagna e al suo silenzio, una meditazione sulla lenta mutazione sociale e culturale del territorio. Un libro fotografico arricchito dalle storie scritte da Mario Vighi e Silvano Scaruffi che è allo stesso tempo un racconto emotivo ma anche un'indagine sullo spopolamento della montagna, un censimento degli abitanti delle frazioni con meno di venti abitanti, un archivio futuro, una ricerca introspettiva e poetica. I volti svaniscono, le storie si tramandano di bocca in bocca per diventare spesso leggende. Mario Vighi ne coglie alcuni aspetti per raccontare piccole storie dove non c'è più distinzione tra il vero e il non vero: il portoghese che non era mai stato in Portogallo, il boscaiolo che voleva fare il sarto e che cuciva le stelle, Primo (che era l'ultimo). Silvano Scaruffi racconta la natura cruda perché qui “si spala per non sparire” ed “è inutile guardare il panorama, perché il panorama siamo noi”.

«Nelle frazioni abbandonate ciò che per qualcuno è malinconia, nostalgia, desolazione e tristezza è per me, al contrario, fonte di riflessione ed energia - racconta Casotti - Una fatalista ma positiva accettazione della vita e del suo moto incessante; e soprattutto l'alta montagna nelle sue manifestazioni atmosferiche più dure, per alcuni. Il vento che impazza, nuvole basse, foschia, tormente di neve. Una montagna, per natura immobile, da questi elementi viene così mossa e modellata, caricata di energie eterne e magnetiche. Ogni volta che sono lassù, io percepisco tutto questo; dialogo con la montagna e con i suoi elementi, ne ammiro la maestosità e perennità. La paragono alla provvisorietà della nostra vita, e sto bene».

Questo libro, in due versioni, una in italiano e una in inglese (con la traduzione di Susanna Soglia), di cui Casotti è anche editore, è il risultato della stretta collaborazione con la bookdesigner Fiorenza Pinna. Casotti, originario di Bagnolo in Piano, lascia per un momento i luoghi più estremi a lui abituali e le storie dimenticate al confine del mondo (Groenlandia, Mongolia, Kurdistan, Iraq) e torna vicino casa per rendere omaggio alla montagna spazzata dal vento e dalla neve, quella che fa a pugni con le cartoline, il suo è anche un grido di allarme: di tutto ciò, non resterà più niente.

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