Gazzetta di Reggio

I “monoliti” di Catellani elogiati in catalogo da Sgarbi

di Cristina Fabbri
I “monoliti” di Catellani elogiati in catalogo da Sgarbi

REGGIO EMILIA. Per lui l’arte è sempre stata una passione. Un passatempo, per la precisione. Poi, una volta in pensione, Marco Catellani, 65 anni di Cavriago, ha ripreso in mano tela e pennello e l’ar...

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REGGIO EMILIA. Per lui l’arte è sempre stata una passione. Un passatempo, per la precisione. Poi, una volta in pensione, Marco Catellani, 65 anni di Cavriago, ha ripreso in mano tela e pennello e l’arte è diventata un’amica fedele che accompagna e scandisce le giornate. Nel suo laboratorio di via del Borghetto, Marco trascorre gran parte del suo tempo e qui, nel giro di un paio di anni, ha dato un’impronta molto particolare al suo stile. Un tratto distintivo, il suo, che ha catturato l’attenzione di vari galleristi e che ha portato il pittore cavriaghese a pubblicare un catalogo con Prearo Editore con tanto di introduzione di Vittorio Sgarbi. Un catalogo prestigioso - visto che la casa editrice è un punto di riferimento nel mondo dell’arte – pubblicato in questi giorni e che sarà presto presentato alla libreria Bocca vicino al Duomo.

Una bella soddisfazione per Catellani, diplomatosi al Chierici e che per quarant’anni ha lavorato nel settore ceramico prima di ritornare al suo primo amore, l’arte appunto.

«Ho sempre amato dipingere e mi sarebbe anche piaciuto insegnare. Ma a volte il destino ci fa prendere altre strade. Così per una vita ho lavorato in un’azienda ceramica. Poi, dopo la pensione, sono un po’ tornato sui miei passi e mi sono rimesso a dipingere a tempo pieno. Mi piace, mi rilassa», racconta una volta varcata la soglia del suo studio-laboratorio dove ci accoglie mentre è davanti al cavalletto. È alle prese con un “esperimento”, come ama chiamarlo lui. «Sto provando a fare una natura morta». Di fatto un lavoro da vero certosino. Una sequenza di pere con giochi di bianchi e di neri, di pieni e di vuoti. Di ripetizioni con una precisione quasi maniacale. Uno stile davvero innovativo. Molto diverso da quello che lo caratterizzava anni fa, quando le sue opere erano più vicine all’espressionismo tedesco con incursioni nel campo dell’astrazione. «Nell’Ottanta esposi alcuni miei quadri qui a Cavriago, l’anno in cui nacque mio figlio poi continuai a dipingere nei ritagli di tempo». Ci mostra alcuni degli ultimi lavori. Di fatto le linee si sono via via come “sdoppiate” e riempite da un’infinità di tagli perpendicolari che danno vita a figure stilizzate; il nero è predominante così come i colori forti che contrastano e attirano lo spettatore. Uno dei soggetti predominanti notiamo essere l’uomo in movimento, oppure fermo a riflettere. Ha sembianze quasi di una figura meccanica. È da solo o in mezzo a una moltitudine di “replicanti”.

«Ho sempre amato la pop art americana, in particolare Lichtenstein e Keith Haring - afferma -. Così un giorno mi sono detto “devo cercare uno stile tutto mio” anche se alcuni mi dicevano che alla mia età era tardi. Ma io non ho dato loro retta. Ho così iniziato a sostituire le linee con queste specie di tubi e a inserirvi all’interno delle barrette. Mi sono fatto guidare dall’istinto. Era il 2009 e ho mostrato uno dei quadri, dal titolo “Momento critico”, al gallerista Gino Di Frenna, che mi ha detto: “Questi quadri non li fa nessuno. Continua a farli. Posso portarli in fiera?”. E così ho deciso di ascoltarlo». Da allora Catellani è stato in varie fiere, ha fatto diverse mostre e le sue opere hanno girato Italia ed estero. In particolare l’Art Gallery di Parma è rimasta folgorata dai suoi lavori. »Me ne ha chiesti diversi e ho fatto con loro una personale». Ha ottenuto anche un premio per l’originalità del suo stile. Finché è arrivata la proposta del catalogo.

«Quelli della galleria sono andati dall’editore di Prearo e hanno fatto vedere i miei lavori a Sgarbi che ha deciso di curarne l’introduzione”. Un vero onore per Marco Catellani. Considerando anche che tutto è avvenuto nell’arco di pochissimo tempo.

Si legge così che per Sgarbi, “il corpo umano, sembra indicarci la pittura di Catellani, è come un orologio. Le lancette dell’orologio vanno avanti, e anche quando quelle che segnano i secondi si fermano, quelle dei minuti continuano a girare, a scandire il tempo biologico della nostra vita. Ne vengono messaggi in cifra sulla storia umana, lanciati verso l’ignoto. Essi sono come monoliti tecnologici da decifrare, che viaggiano nello spazio siderale dell’universo per essere intercettati da una civiltà aliena o da qualche passante cosmologico che niente sa del nostro mondo”.

Al momento di salutarci facciamo un’ultima domanda al pittore: dove le piacerebbe fare la prossima mostra? «La farei volentieri nel mio paese, al quale sono molto legato. Non mi interessa portare le mie opere chissà dove». Insomma, nonostante l’interesse di Sgarbi, la presentazione a Milano e l’escalation di interesse nei suoi confronti, Catellani è rimasto con i piedi ben saldi a terra.

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