La campagna “ingenua” e colorata di Benatti
Unico pittore naif insignito della medaglia d’oro del Capo dello Stato espone i suoi quadri in una mostra alla Galleria comunale L’Ottagono
BIBBIANO. Alberi spogli che sono la sua firma e che sembrano mani protese al cielo su frontali azzurri o su albe e tramonti intensi. Quadri da scoprire o riscoprire quelli del pittore naif e autodidatta Brenno Benatti per i quali val la pena di compiere il breve viaggio fino alla galleria comunale d'arte contemporanea L'Ottagono, dove fino al 29 gennaio è possibile visitare la personale Il mio novecento del pittore guastallese. E per chi ama i quadri di Benatti, nei quali l'ingenuità naif, pur restando intatta, è affiancata da una grande tecnica affinata negli anni, sarà un viaggio interessante.
Dove sarà anche possibile conoscere e confrontarsi con l'autore guardando a fianco di opere più note anche alcuni quadri della sua collezione privata, mai esposti prima, come i due oli Musica e mito e Uva e vino, «che ho in casa e che non cederò mai», dice Brenni parlando dei quadri esposti in una delle sue pochissime personali organizzate a Reggio Emilia.
La mostra, promossa dal Comune di Bibbiano e curata da Silvio Panini, ripercorre tutta la carriera di Benatti che è fatta di tante collettive e personali - soprattutto fuori dai confini reggiani - in cui ha mietuto successi e riconoscimenti in Italia e in Europa, con alcuni quadri esposti ai Musei Vaticani. Benatti è l'unico pittore naif premiato con la medaglia d'oro del Presidente della Repubblica e a vincere - assieme a Ray Charles - l'Ambrogino d'Argento, per aver dato lustro con le sue opere a Milano.
«Sono nato nel posto giusto, al momento giusto» dice di sé, ricordando quando si affacciò per la prima volta in una Milano che stava scoprendo la pittura naif legata indissolubilmente con la pianura padana e dove trovò il coraggio e la testardaggine di trasformare una passione in professione. «I pittori non vanno in pensione» chiosa oggi quasi 70enne, ricordando di aver iniziato a disegnare fin da quando andava a scuola: «La maestra terminava le lezioni leggendo un brano del libro Cuore ed io al pomeriggio illustravo quel brano, usando le matite Giotto».
Un esercizio quotidiano che ha segnato la sua formazione da autodidatta. «E' così che ho imparato a disegnare i miei alberi che potevano essere solo spogli perché non avevo colori. Quelli me li sono potuti comprare solo a 16 anni». Continuando così a coltivare una passione diventata lavoro, tanto da fargli rifiutare l'insegnamento e vincere le resistenze dei genitori che non lo volevano pittore ma professore.
In questi anni sono arrivati tanti riconoscimenti per Benatti, ma di uno va particolarmente fiero: aver rappresentato l'Italia dal 1975 al 1980 nella Sala delle Nazioni del Museo del Rinascimento e delle Scienze. Il pittore guastallese è sempre rimasto fedele a se stesso, anche se negli anni ha utilizzato materiali diversi: ceramica, oro, argento. Ma sono i suoi dipinti a olio prima e da ultimo ad acquerello a renderlo unico nel panorama della pittura naif: «Oggi rispetto a prima nei miei lavori c'è una bellezza ottenuta con più tecnica, ma come i vecchi quadri trasmettono un'immutata serenità».
«La sua calligrafia dall'origine non è mutata – conferma il curatore della mostra, Silvio Panini – si è irrobustita, fatta adulta, senza mai perdere un briciolo di quella genuinità che è alla radice».
La personale di Brenno Benatti e aperta ogni sabato e domenica dalle 10 alle 2.30 e dalle 16 alle 19. La domenica pomeriggio è presente l'autore. Informazioni 348 5306266.
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