«Ora inizio a insegnare al Peri, è un cerchio che si chiude»
Reggio Emilia, Sonia Ganassi reduce dal successo ottenuto nell’Anna Bolena al Regio di Parma affronta una nuova sfida: «Torno nel luogo dove ho scoperto il mio talento»
REGGIO EMILIA. Se come debutto intendiamo il Barbiere di Siviglia del 1992 all'Opera di Roma, un'inaugurazione di stagione trasmessa anche dalla Rai, allora Sonia Ganassi quest'anno festeggia i 25 anni di carriera. Un traguardo speciale, raggiunto esibendo una voce non solo intatta ma più bella che mai e una capacità di calarsi nel personaggio con un'intensità ancora maggiore. Lo ha dimostrato anche nelle recite dell'Anna Bolena che si sono concluse ieri al Regio di Parma in cui Sonia Ganassi ha interpretato il personaggio di Jane Seymour, che sosterrà alla fine del mese prossimo anche alla Scala. Nelle quattro recite affrontate, ha raccolto un grande successo personale, testimoniato da un lungo ed entusiastico applauso del pubblico. Conversiamo dal suo camerino, nella pausa dell'opera che precede l'ingresso finale, quando Jane Seymour diviene sposa di Enrico VIII. «Cantare un ruolo così, dimostra quanto la tecnica sia fondamentale, essendo ai limite del cantabile, con la voce “appesa” al registro sopracuto. Forse non c'è un ruolo altrettanto scomodo e difficile e a mio parere non affascinate per chi ascolta» puntualizza con la sua consueta schiettezza.
E da domani inizierà anche a insegnare al Peri. Come nasce questa collaborazione?
«Dopo che due anni fa sono stata docente alla Summer School, il direttore Maurizio Ferrari mi aveva chiesto di riprendere l'insegnamento e, per renderlo compatibile con i miei impegni di palcoscenico, abbiamo pensato nella formula del master, ma in realtà è un corso vero e proprio della durata di un anno accademico».
Come si era trovata alla Summer School?
«L'insegnamento mi interessa davvero molto, e ho potuto costatare che, con la mia esperienza, è un'attività che riesco fare bene. Non è automatico per un artista essere un bravo didatta. E non solo mi piace, ma ho capito che riesco a comunicare con gli allievi che recepiscono quanto chiedo loro. Avendo una tecnica solida, so quello che faccio.
Non è facile insegnare canto lirico….
«Infatti! Essendo basato su sensazioni, ad ogni allievo bisognare dare stimoli diversi, perché quello che va bene ad uno, all'altro può essere negativo. E poi ho scoperto un'altra cosa: che non sono gelosa dei miei segreti. Nei mesi sorsi, ad una ragazza in carriera che deve debuttare nel ruolo di Romeo (“Capuleti e Montecchi” di Bellini) con gioia e molto volentieri ho raccontato i piccoli trucchi e segreti che ho appreso in tanti anni che ho sostenuto questo ruolo».
Al Peri, dove è stata allieva, ora torna come insegnante. Che impressione le fa?
«Mi piace anche per questo! Al Peri ho cominciato a studiare musica, ad appassionarmi ed io non dimentico. In questa scuola studiando il violino ed il canto, ho scoperto questo mio talento. Sono diversi i nomi che potrei fare e alcuni dei miei compagni, li trovo adesso come colleghi. È come un cerchio che si chiude! Guardando al passato, devo dire che mi sono avvicinata alla musica già dalle scuole medie con la professoressa Motti».
Ad esaltare questa sua passione per l'insegnamento c'è anche qualcos'altro?
«A parte insegnare canto lirico, ho scoperto che mi piace moltissimo approfondire la didattica musicale per poter lavorare con i bambini, farli cantare insieme… possono esserci tanti talenti in nuce».
Con quale atteggiamento si pone davanti agli allievi?
«Da quando ho cominciato ad insegnare, mi sono posta il problema di come fare a comunicare e così sono costretta a fare un lavoro molto utile partendo da me stessa. Chiedendomi “come posso fare per poter spiegare?”. E così sperimento su di me e imparo cose nuove. Per fare un cantante occorre pensare a molti aspetti, partendo dalla tecnica supportata da un lavoro continuo. Anche adesso, per ruoli come questo di Jane Seymour, cerco e trovo cose nuove, magari un suono più bello… ci si perfeziona continuamente. Sono contenta di trasmettere la mia esperienza e di farlo in modo organico all' interno del “mio” istituto musicale».
I prossimi impegni?
«Oltre alla Bolena alla Scala, affronterò Maria Stuarda a Genova, Don Carlo a Marsiglia, Stabat Mater con la Toscanini a Parma e Piacenza, Aida a Macerata…».
Tutti titoli già cantati e con direttori importanti… Qual è stata di recente la sua esperienza più significativa?
«Cantare in Norma al Covent Garden di Londra con Antonio Pappano, poiché abbiamo fatto insieme un lavoro musicale nuovo, profondo, originale. Il personaggio di Adalgisa è forse quello che amo di più; senz'altro il più interpretato. Con Pappano l'ho rivisto in modo diverso, proprio dal versante belcantisca; ne è venuto fuori una linea del canto quanto mai ricca e cesellata, curata davvero in ogni dettaglio; da quell'esperienza di Londra sono uscita davvero arricchita».
E adesso a 25 anni di carriera… si festeggia?
«Ma potrebbero essere anche 26 o 27 anni, se si tiene conto della vittoria al Concorso di Spoleto nell'89 o il debutto in quel teatro nel '90! Adesso vorrei mettermi in gioco: in questi anni che mi rimangono (sic!) con un repertorio che mi permetta di far uscire la mia voce: che so… Cavalleria rusticana (Santuzza), e ancora Don Carlo e altri ruoli verdiani… È giusto provare ogni tanto la gioia di cantare facendo uscire la voce e che… mi diverta!».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
