Gazzetta di Reggio

Massimiliano Galliani: «Sono un figlio d’arte ma non mi nascondo»

di Cristina Fabbri
Massimiliano Galliani: «Sono un figlio d’arte ma non mi nascondo»

Reggio Emilia, il figlio di Omar è ad Arte Fiera con la prima personale “De Visu”: «Volevo fare cinema ma quando dipingo sono me stesso»

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MONTECCHIO. «Ho sempre respirato arte, sin da bambino, così non potevo che innamorarmi della pittura, del disegno, della fotografia e di tutto ciò che è espressione creativa». Massimiliano Galliani, classe 1983, porta con sè un cognome importante. È infatti figlio di Omar Galliani, uno dei maestri locali più famosi al mondo. «C’è chi addirittura vive l’essere figlio d’arte come un peso e sceglie persino di cambiare cognome - precisa quando finiamo inevitabilmente sul discorso -. Io non ho nessuna intenzione di nascondermi. Io e mio padre abbiamo lo stesso cognome ma siamo due persone diverse, con esperienze diverse. Anche mio fratello è un artista (Michelangelo è scultore, ndr) e, inizialmente, avevo deciso di fare scelte differenti: di fare cinema, che rimane comunque una grande passione, ma quando dipingo o disegno mi sento me stesso, l’arte mi dà tanto». Massimiliano Galliani nel 2002 si è diplomato in Scenografie per l’arte all’Istituto d’Arte Toschi di Parma, nel 2008 si è laureato in Nuove Tecnologie per l’Arte all’Accademia di Brera a Milano. Nel 2010 si è diplomato in Regia Cinematografica alla Nuova Università del Cinema e della Televisione di Roma. Per anni si è occupato di fotografia, video e videoinstallazioni. «Nel 2015 ho realizzato un video su Luigi Ontani - racconta -. Però ho sempre avuto una forte passione per le mostre e i libri d’arte. Nel 2012 ho iniziato a dipingere e la prima mostra è arrivata nel 2015 a Milano allo Spazio Borgogno».

Da poco si è avvicinato al disegno e alla pittura, ma la sua tecnica si è fatta notare.

«Attingo dalla fotografia, dalle nuove tecnologie, da ciò che vede o leggo; mi lascio ispirare dalla realtà. Sono un grande osservatore. Poi mescolo gli ingredienti e ciò che esce fuori è il frutto di una serie di fattori che, a livello conscio o inconscio, diventano la mia “torta”».

Una tecnica dove convivono astratto e figurativo e che l’ha portata a ottenere, a fine 2016, un premio importante.

«Il “Premio speciale Spazio Testoni” mi è stato assegnato in occasione di Arteam Cup 2016. Prevedeva la realizzazione di una personale nell’omonima galleria di Bologna».

La mostra, “De Visu”, è in corso proprio in questi giorni nell’ambito di Arte Fiera e Art City. Cosa espone?

«È la mia prima personale a Bologna. Presento tre gruppi di opere legate a tematiche e tecniche che ho sviluppato dal 2012 ad oggi. Il primo gruppo si chiama “Le Strade del Tempo”, con quattro opere nate dall’analisi al computer delle screpolature sul volto della Gioconda di Leonardo e realizzate in acrilico su tela con la tecnica del “cracklè”, dal francese screpolatura. Se osservate da lontano sono figurative, da vicino sono astratte. Il secondo si chiama “Riflesso su tela” ed è la riproduzione dettagliata ad olio dell’immagine riflessa di un soggetto che si pone di fronte ad una tela nera lucidata a specchio. Per realizzarle scatto una foto all’immagine rifletta poi la dipingo su tela. La terza sezione comprende quattro disegni a matita».

Che lei definisce “Disegni e Matita”...

«Sono ritratti a matita che si accorgono di essere disegnati, creati sul foglio e reagiscono alla presenza della matita».

Come gli autoritratti dove la matita le finisce improvvisamente in un occhio.

«Cerco di fare opere che, oltre alla cura estetica, trasmettano qualcosa a chi osserva. Figurativo e concettuale. “Disegni e Matita” sarà la mostra che inaugurerò a Bibbiano, all’Ottagono, il 4 febbraio».

Altri progetti in cantiere?

«A marzo farò una mostra ai Musei Civici di Reggio legata al tema degli animali, quindi lavorerò sul tema religioso in vista di una mostra a Mantova. Poi vedrò: mi manca da sperimentare la scultura…».

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