Gazzetta di Reggio

Alle Cucine del Popolo si celebra il divin porcello

di Adriano Arati
Alle Cucine del Popolo si celebra il divin porcello

Domenica torna la tradizionale “Maialata” al circolo La Paradisa Una giornata di degustazioni e riflessioni sull’animale per eccellenza

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REGGIO EMILIA. Una vera maialata. Domenica, a Massenzatico, il circolo Le Cucine del Popolo ospita uno degli appuntamenti gastronomici più saporiti, gustosi e meno dietetici dell’anno: la Maialata, una giornata di cibo e riflessioni attorno al porco e alle sue lavorazioni.

L’appuntamento è dal mezzogiorno alla sede delle Cucine del Popolo, al circolo La Paradisa di Massenzatico in via Beethoven 78/e. Si inizierà con una riflessione sul “divin maiale” curata da Alberto Capatti, uno dei principali storici della gastronomia italiana e docente di Scienze Gastronomiche, e il docente di Agraria Pietro D’Alessio dell’università di Parma. Dalle 13 si passa a tavola per un menù interamente a base di maiale preparato dalla signora Rita, moglie di norcino con cui ha condiviso per decenni segreti e passioni della lavorazione suinicola.

Come antipasti verranno proposti crostini con battuta di lardo, prosciutto e ciccioli frolli. Il primo è uno dei grandissimi classici mantovani, il riso alla pilota con puntél, seguito poi dallo stinco di maiale al forno con patate e dalle torte della casa. Il costo di partecipazione è di 25 euro a persona e comprende anche caffè, acqua e vino. La prenotazione è obbligatoria chiamando il numero 345-4136886.

Il pomeriggio proseguirà poi con altre testimonianze e spettacoli.

L’omaggio arriva a inizio febbraio, nel cuore del “periodo storico” del maiale. Per secoli le famiglie contadine aspettavano i mesi freddi – quelli in cui la lavorazione e la seguente conservazione delle carni è favorita dalle basse temperature – per “disfare” il maiale. Un rito collettivo nelle aie, in cui i maiali venivano uccisi e smembrati in varie parti da destinare alle diverse preparazioni. In tempi di grande povertà, del maiale non si buttava davvero via niente, per ricordare un proverbio fra i più celebri. E, come ogni motto popolare, figlio dell’esperienza concreta. La carne, certo, serviva per tagli e insaccati. Ma nulla veniva sprecato.

Le setole sono da sempre utilizzate per spatole e pennelli, grazie alla loro resistenza e flessibilità. E le ossa, quando non sono bollite per essere trasformate in un piatto poverissimo quanto robusto, sono sempre servite per accessori o come impasti per prodotti di muratura. Una tradizione ormai abbandonata è quella di usare il sangue: quando gli animali venivano uccisi per sgozzamento, il sangue veniva raccolto e usato subito, per fare sanguinacci o impasti da friggere, il cosiddetto “sangue fritto”. Con gli occhi di oggi, abitudini macabre e poco igieniche, ma le tradizioni sono spesso figlie dei tempi e della fame. E pure uno dei prodotti assolutamente più gustosi e apprezzati della lavorazione del maiale, i ciccioli, nasce come metodo per riciclare scarti, grasso e frattaglie. Il tutto veniva infilato in un pentolone con un po’ di “lardo buono” e trasformato in un impasto saporitissimo, da trasformare in vari modi.

A Reggio gli unici veri ciccioli sono quelli frolli; a pochi chilometri, nel modenese, si passa già alla “cicciolata”, simile a una soppressata da tagliare come affettato.

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