Daniele Venturelli, il fotografo delle star
E' di Rubiera l'obiettivo più famoso del mondo, da 30 anni presente a ogni red carpet
REGGIO EMILIA. I red carpet dei festival cinematografici più importanti – da Cannes, a Venezia, passando per Taormina, Torino e Roma – li ha fotografati tutti. Così come le principali sfilate di moda in Italia e all’estero. E al Golden Globe di Los Angeles era tra i pochissimi fotografi italiani accreditati.
Daniele Venturelli (in foto con Madalina Ghenea) tra qualche giorno partirà per il Festival Sanremo, che per lui è come fare un salto a Massenzatico, avendo viaggiato in lungo e in largo per il mondo ed essere di casa dove lo sono le star di Hollywood. Per poi tornare puntualmente a Castelfranco, dove vive con la moglie e i due figli, e soprattutto a Rubiera, dove è nato quasi cinquant’anni fa e dove vivono la sorella e tanti amici.
Venturelli è fotografo free lance, non un paparazzo (di quelli che rubano o fingono di rubare le foto alle celebrità o supposte tali), ma il fotografo italiano più noto dello star system. Dopo essere partito dal Mirabello per seguire la Reggiana, è stato a lungoil fotografo ufficiale di Pavarotti per poi diventare il fotografo degli attori, delle modelle e dei marchi di moda prestigiosi, come Armani, Gucci, Fendi. Dove c’è un appuntamento dello star system c’è anche lui a immortalare con i suoi scatti le celebrità. Foto che finiscono nell’archivio Getty, la più grande agenzia mondiale di foto con la quale collabora ormai da vent’anni. Venturelli, che ha accumulato un archivio imponente che gli frutta royalties ogni volta che una sua foto viene utilizzata, alla fotografia non è arrivato per caso. Gli è sempre piaciuta.
«Fin da piccolo – racconta –. Mia mamma Clotilde mi ricorda sempre che fin da quando avevo sette anni volevo fare il fotografo. Sono trent’anni ormai che scatto». Autoditatta, dopo la terza media si è messo a lavorare in una tipografia di Rubiera e con i primi soldi ha comprato la prima attrezzatura pagandola pian piano. «Sono stato tra i primi – ricorda – ad avere la macchina fotografica digitale e il primo a utilizzare le tecnologie per spedire subito le foto e arrivare prima degli altri. Ancora oggi, dopo ogni scatto il mio assistente carica velocemente le foto su Getty Images e le invia in automatico ai clienti divisi per paese».
Il suo è un lavoro frenetico, ma che richiede un occhio attento. «Mi riescono belle foto in frazioni di secondo. È una dote istintiva», dice rivendicando un buon rapporto con le star che fotografa. Anche se aggiunge: «È abbastanza complicato. A volte non si vogliono far fotografare, come è accaduto qualche giorno fa con la moglie di Paolo Sorrentino. Altri invece ci tengono a farsi fotografare sapendo per chi lavoro». Ed è anche molto faticoso essere sempre in viaggio tra treni e aerei, per partecipare alle feste più belle del mondo «C’è chi farebbe carte false per esserci, ma a Rubiera dai miei amici torno sempre molto volentieri».
Per ora Venturelli non ha intenzione di fermarsi, anzi spera di continuare a fotografare ancora per molto tempo. Solo nei giorni scorsi ha fatto il calendario della Campari, è stato a Londra per un evento di Gucci, e a Milano per le sfilate di Milano Donna. E dopo Sanremo partirà per Los Angeles, per partecipare a una festa dove ci sarà Elton John. Sono tanti i ricordi che girano nella testa di Daniele Venturelli, quasi quanto le migliaia di scatti del suo archivio fotografico. Dai pranzi a Pesaro con il maestro Pavarotti, assieme a Pino Daniele e Zucchero, al reportage in Guatemala, a quello in Malesia o all’ultimo viaggio di piacere (ma con l’inseparabile macchina fotografica) in Alaska e Canada.
«Sono spesso via – dice – e i miei amici mi chiedono se ho un clone su facebook, dove posto qualche scatto». Tra i tanti viaggi, quello che Venturelli non dimentica è diverso, con meno paillettes. «È stato quando, in piena guerra in Kossovo, sono atterrato in elicottero sulla portaerei Roosevelt». Così come è certo che «nonostante milioni di scatti in questi anni, la foto più bella è quella che devo ancora fare».
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