Gazzetta di Reggio

L’utopia di Achille Incerti tra arte e impegno sociale

di Cristina Fabbri
L’utopia di Achille Incerti tra arte e impegno sociale

Inaugurazione oggi pomeriggio (ore 17) alla Galleria San Francesco Omaggio al pittore reggiano che, sperimentata la metropoli, scelse la sua città

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REGGIO EMILIA. Apre oggi (ore 17) una mostra dedicata ad Achille Incerti. Sarà un vero e proprio omaggio al pittore reggiano scomparso nel 1988, che nel ‘900 ebbe anche uno studio in via Toschi, in pieno centro storico. Uno studio da dove passarono diversi artisti ed intellettuali dell’epoca e che oggi è ancora ben conservato, grazie a Luciano Incerti, figlio dell’artista.

La mostra, dal titolo “L'utopia di Achille Incerti”, è ospitata nella Galleria San Francesco (in via Bardi, 4/B) fino al 26 febbraio. Si potranno ammirare diversi dipinti e conoscere meglio il percorso artistico del pittore che - dopo aver sperimentato le metropoli, Milano prima e poi Roma, dove conobbe anche Cesare Zavattini - volontariamente rinunciò a una carriera oramai aperta per vivere in una piccola e tranquilla città, Reggio Emilia appunto, perché voleva fare la cosa che amava di più fare: dipingere. E qui, dove rimangono le sue tele, nel 2007 si tenne una mostra organizzata ai Chiostri di San Domenico per i 100 anni dalla sua nascita.

Ora, a dieci anni di distanza, la gallerista Giovanna Vezzosi ha deciso di valorizzare la figura di Incerti, in particolare proponendo nella Galleria San Francesco 15 opere «che evidenziano un impegno dell’artista nel sociale». «Pur non avendo mai preso una tessera – spiega - trattava temi di grande attualità nelle sue tele: l’inquinamento, il divorzio, il razzismo». Per tutte queste ragioni, la gallerista considera Incerti «più artista che pittore».

In mostra ci sarà ad esempio il quadro “Gli esibizionisti” del 1963 che mette in luce che, tra gli anni '60 e '70, «denunciava le nefandezze della società». Oppure “L'incontro delle razze” (nella copertina del catalogo di mostra) dove la donna assume un ruolo importante: «Giovani donne si ritrovano nella piazza di una città ideale, forse la città della comunicazione, e qui condividono pensieri e diversità». Insomma sarà «una mostra dedicata a un pittore visionario, modernissimo, anzi contemporaneo - per Giovanna Vezzosi - ingiustamente considerato pittore locale, naif, come se l'appartenere ad una di queste categorie fosse un minus, una lettera scarlatta che impedisce notorietà e bravura. Lui invece aveva un’utopia: usava la sua arte come forma di denuncia, nella speranza che le cose cambiassero. Aveva uno stile unico, tutto suo. È stato uno dei più bravi artisti del nostro ‘900».

Nel corso della mostra si terranno due incontri: il 18 febbraio, alle 17, si parlerà di “Anarchia come utopia in Achille Incerti”, con il professor Adriano Vignali; il 25 febbraio, alle 17, di “Poesia dell'impegno tra gli anni '60 e '70”.

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