Gazzetta di Reggio

Il Teatro delle Ariette porta all’Asioli riflessioni e... focacce

di Giulia Bassi
Il Teatro delle Ariette porta all’Asioli riflessioni e... focacce

CORREGGIO. Un gruppo tutto speciale, davvero unico nel suo genere, il Teatro delle Ariette è di scena stasera e domani all’Asioli di Correggio con “Tutto quello che so del grano”, scritto da Paola...

3 MINUTI DI LETTURA





CORREGGIO. Un gruppo tutto speciale, davvero unico nel suo genere, il Teatro delle Ariette è di scena stasera e domani all’Asioli di Correggio con “Tutto quello che so del grano”, scritto da Paola Berselli e Stefano Pasquini e interpretato dagli autori con Maurizio Ferraresi.

«Dopo 20 anni di vita della compagnia e 60 degli attori – spiega Pasquini, in foto – abbiamo deciso di proporre una riflessione sulle fondamenta della civiltà, dato che ormai abbiamo smarrito le ragioni del perché siamo solidali, ospitali, di un rapporto corretto con la natura, per non parlare del valore della democrazia. Domandarci tutto quello che sappiano del grano è come andare alla ricerca delle fondamenta della nostra vita e dei nostri valori. Lo facciamo dal piccolo della esperienza, partendo da tre eventi: un litigio in una coppia, io e Paola mia moglie; una focaccia salata “riparatrice”; e il confronto tra due vite diverse, io che sono nato in città e Paola che è figlia di contadini. Mentre prepariamo la focaccia le scrivo una lettera e nascono delle riflessioni anche sul perché si fa teatro».

Il Teatro delle Ariette nasce nel 1996 e da allora si esibisce anche nei luoghi più improbabili. Il nome deriva dal podere a Castello di Serravalle, in provincia di Bologna, dove Paola Berselli e Stefano Pasquini conducono l’omonima azienda agricola. «Mantenere il nome – spiega Pasquini – è come ribadire il legame tra quello che facciamo e le nostre radici. Io e Paola siamo arrivati qui al podere nel 1989, entrambi avevamo fatto esperienza di teatro; abbiamo cominciato a lavorare la terra, mettendo in piedi anche un agriturismo. Ci affascinava l’idea di coltivare le materie prime ma questa nuova vita ci ha fatto tornare la voglia di fare teatro e così abbiamo ricominciato a casa nostra, pensando ad un’altra formula in cui non ci fosse la divisione tra platea e spettatori, ma come luogo condiviso dove portare la nostra passione per il teatro ma anche la trasformazione che avevamo subìto». Così il Teatro delle Ariette ha iniziato nel 2000 con “Teatro da mangiare”, spettacolo a tavola, poi imitato da tanti e quasi divenuto un genere. «Scegliamo sempre di esibirci davanti a piccoli gruppi – aggiunge Pasquini – per avere contatto diretto con il pubblico con il quale condividiamo anche il cibo fatto con quei prodotti che noi trasformiamo, quindi alla base degli spettacoli ci sono elementi materiali e concreti che entrano nella drammaturgia». Da questa considerazione nasce una riflessione sul senso generale del teatro che conclude lo spettacolo dell’Asioli. «Abbiamo bisogno del teatro come momento di ritrovo unico e irriproducibile – conclude – è un luogo fisico con persone concrete che si ritrovano, e assieme partecipano a qualcosa che succede nel momento. Oggi il senso del teatro è smarrito, per colpa di “sirene” che ci propongono dei surrogati come i vari social. Ma il teatro non è sostituibile, chiede di testimoniare la necessità di essere uomini in mezzo agli uomini, senza schermi o computer, per riconoscersi negli occhi. Il teatro racchiude la ricchezza nell’incontro: se la perdiamo siamo mutilati. A proposito: invito gli spettatori, se lo vogliono, a preparare qualcosa in casa – pane, pizza o torta – e portarli a teatro. Sempre per condividere la creazione».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google