Licalbe Steiner in sinagoga per pensare il bello
Reggio Emilia, un viaggio nella sterminata produzione dei grafici partigiani che idearono il logo della Coop
REGGIO EMILIA. Dal contenuto alla forma. Perché se l’unico modo per arginare la barbarie è pensare e progettare il bello, non ci si può proprio limitare a un bello “vuoto”.
È questo il messaggio alla base di “Licalbe Steiner: alle origini della grafica italiana”, la mostra allestita nella sinagoga di via dell’Aquila e visitabile da sabato 11 febbraio al 16 aprile (da venerdì a domenica 10-13 e 15-19, da lunedì a giovedì su prenotazione: 0522-454437).
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Un ritorno a casa per Anna Steiner, figlia dei due grafici e curatrice della mostra, cresciuta da una “tata” di Toano: Cunegonda Costi, detta Michela. Per noi, invece, un tuffo nella produzione sconfinata degli ideatori del logo Coop, un viaggio per riscoprirci uomini. «Il grafico non è un venditore di fumo – spiega Anna, ricordando le parole del padre – ma una persona che sa trovare le forme a un contenuto che dev’essere condiviso ed eticamente corretto. Se il contenuto è nocivo, sia per quanto riguarda il prodotto sia per quanto riguarda il messaggio, il grafico deve rifiutarsi di produrlo».
In quest’ottica si devono guardare i periodici, i libri, i manifesti, i loghi concepiti da Lica e Albe. Che nella copertina del primo numero di “Utopia” – rivista di psicologia e marxismo diretta da Mario Spinella – avevano deciso di mettere una foto capovolta delle Torri Gemelle. «Mi ricordo ancora la conversazione tra Spinella e mio papà – ci dice Anna – avvenuta nel 1971: “Se gli Usa continueranno con questa politica, andranno a testa in giù, e il mondo con loro”. Come diceva Vittorini, la cultura non deve consolare ma prevenire. Quel messaggio non è stato ascoltato, ma questa copertina ci stimola ancora ad ascoltare la voce di chi ha la capacità intellettuale di comprendere il presente».
Video: l'intervista ad Anna Steiner
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Così come i libri scolastici editi dalla Zanichelli e i primi volumi della collana economica di Feltrinelli, curati da Lica e Albe Steiner, ci stimolano a cercare il valore civile in ogni quotidiano gesto. Valore a cui marito e moglie hanno dedicato la vita: dalla Resistenza partigiana («Lei ebrea, lui nipote di Giacomo Matteotti, invece di scappare oltre Oceano sono rimasti per combattere») alla ricostruzione del Paese. Ricostruzione che, attraverso questa mostra, continua anche ora. «Resistere – spiega Anna – per loro voleva dire credere nella possibilità che la parte positiva dell’umanità, la parte dell’invenzione e della costruzione, potesse vincere sulla parte distruttiva e aggressiva».
Tutto questo, nella sala centrale della sinagoga, risuona come una preghiera. Le parole le ha scritte Lodovico Beljoioso, deportato a Gusen, nella poesia “Non mi avrete”.
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