Vino, nel Reggiano a piace sfuso e da imbottigliare a casa
Resiste la tradizione dell’acquisto diretto in azienda Il rito familiare del travaso ma solo nei giorni della “luna buona”
REGGIO EMILIA Damigiane da scegliere, portare a casa, travasare in bottiglie nei giorni della “luna buona” litigando coi tappi, le gomme ed il vento. Anche in terra reggiana è una tradizione che non cede, quella dell'acquisto del vino sfuso. Il mezzo secolo di crescita e d’industria non ha cancellato le abitudini di una zona prevalentemente rurale, in cui tanti avevano una piccola vigna per usi casalinghi e scambiavano vini, formaggi e cibi con parenti, amici e altri produttori, per cercare di dare maggior varietà alla tavola.
Una testimonianza diretta arriva da una delle principali realtà vinicole reggiane, la Cantina Albinea Canali, una delle eccellenze del gruppo reggiano-modenese Riunite Civ. Una realtà che produce alcuni dei lambruschi più conosciuti come l'Ottocentonero e il cugino rosato Ottocentorosa, oltre ai vari Coda Rossa e Monteleone.
Si potrebbe pensare che per una cantina simile, presente anche nei mercati on line e con una gran fetta di prodotto esportato in mezzo mondo, la vendita del vino sfuso sia ormai un aspetto minoritario. E invece... «la vendita di damigiane rimane forte, specie con persone di una certa età, abituate ad imbottigliare in casa, in quello che resta un vero un rito famigliare.
Questi clienti rispettano le tradizioni, comprano il vino nei periodi dell'anno in cui si imbottigliava un tempo, ma non ci sono solo loro – racconta il responsabile della cantina, Stefano Colli – per molti è un modo per proseguire con abitudini ereditate e impegna tutta la famiglia: uno lava le bottiglie, l'altro si occupa della gomma da travaso, un altro imbottiglia e c’è da occuparsi dei tappi. La vendita – prosegue – riguarda tanti tipi di vini, sia quelli che si comprano più abitualmente sfusi sia alcuni nostri classici marchi come il Grasparossa, il P38 e il Pignoletto.
Quest'ultimo ci arriva dalle nostre cantine di Modena, visto che facciamo parte del gruppo Riunite Civ». In questi casi si va sulle classiche damigiane da 54 litri, la misura standard da cui si ricavano fra le settanta e le ottanta bottiglie bordolesi da 0.75: la cifra può variare in base all'abilità degli imbottigliatori nel non sprecare vino e... dalla sete di chi si raduna per lavorare la damigiana, magari con un salame e del pane a poca distanza. E in quel caso, la bottiglia in meno negli scaffali è stata comunque ben gustata in compagnia. Albinea propone poi anche damigianette da 28 litri, per prodotti più di nicchia ed “esteri”.
Il copione del vino sfuso è valido in tutta la provincia. La natura del territorio padano, che favorisce i collegamenti, ha sempre aiutato questi commerci e anche la montagna reggiana è battuta da produttori di Pavia che decenni fa crearono rapporti commerciali portando Bonarda, Gutturnio e Malvasia e “ripagati” con damigiane di lambrusco doc che poi smerciano nelle loro terre natali. Il gioco funziona ovunque, le cantine “itineranti” sono davvero un lascito del passato ancora molto forte, con i loro giri di bottiglie di prova e di damigiane da recuperare.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
