Gazzetta di Reggio

De Filippo rivive all’Ariosto con “Filumena Marturano”

De Filippo rivive all’Ariosto con “Filumena Marturano”

REGGIO EMILIA. Una della commedie italiane del dopoguerra più conosciute e rappresentate all’estero, “Filumena Marturano” (in scena al teatro Ariosto, domani e domenica alle 20.30) di Eduardo De...

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REGGIO EMILIA. Una della commedie italiane del dopoguerra più conosciute e rappresentate all’estero, “Filumena Marturano” (in scena al teatro Ariosto, domani e domenica alle 20.30) di Eduardo De Filippo rivela come un drammatico specchio le ansie e le speranze di un Paese sconvolto dalla guerra.

Secondo la più lunga e bella didascalia mai scritta dal grande autore teatrale, la celebre eroina del suo teatro appare in scena, mentre le ultime luci del giorno dileguano. È in piedi sulla soglia della camera da letto, le braccia conserte in atto di sfida; in camicia da notte, piedi nudi, capelli in disordine, con qualche filo grigio che denuncia tutti i suoi quarantotto anni e un «atteggiamento da belva ferita, pronta a spiccare il salto sull’avversario». Un affresco poetico, per un testo impeccabile, la cui realizzazione teatrale in scena all’Ariosto è affidata a Liliana Cavani, notissima regista cinematografica che con questo allestimento debutta nella prosa. Nel ruolo di Filumena e Domenico due grandi protagonisti della scena italiana: Mariangela D’Abbraccio, che ha iniziato la sua carriera diretta da Eduardo nella Compagnia di Luca De Filippo, e Geppy Gleijeses, allievo prediletto del grande autore napoletano che per lui nel ’75 revocò il veto alle sue opere. «Ho accettato l’invito generoso e ottimista di Geppy Gleijeses quando mi ha proposto questo lavoro – scrive la Cavani nelle note di regia – È un’opera di grande impegno morale e oltretutto in anticipo sui tempi e scritto senza retorica, ma con la naturalezza della vita. Un capolavoro. Filumena e Domenico sono al centro di un problema etico antichissimo e sempre attuale: di chi sono i figli, i figli nati fuori dal matrimonio? Nel 1946, al tempo di questa scrittura, la legge non proteggeva questi figli considerati illegittimi. Filumena si ribella a questa legge con la lucidità e una forza così generose da riuscire a trascinare l’ignaro borghese Domenico a capire il valore degli affetti fondamentali». A proposito del dramma “Filumena”, in cui la protagonista rifiuta di rivelare all’amante quale dei tre figli da lei messi al mondo sia suo, De Filippo dichiarava di aver inteso rappresentare un’allegoria dell’Italia lacerata e in larga misura depauperata anche moralmente, ma anche prefigurarne la dignità e la volontà di riscatto. (g.b.)

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