Gazzetta di Reggio

Enzo Dara, un trionfo iniziato al Municipale

Enzo Dara, un trionfo iniziato al Municipale

La Scala celebra il basso-buffo che cinquant’anni fa esordì a Reggio Emilia in un Elisir d’amore diretto da Gianfranco Masini

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REGGIO EMILIA. La Scala di Milano il 20 maggio festeggerà uno dei cantanti che nel dopoguerra hanno dato lustro all’opera italiana: Enzo Dara, il basso-buffo che con la propria voce e la presenza scenica è divenuto pietra di paragone per più di un ruolo del teatro lirico. Fra questi ruoli, il don Bartolo del Barbiere di Siviglia, parte per la quale Dara venne scelto da Claudio Abbado nella mitica edizione del 1972 con la regia di Jean-Pierre Ponnelle, non solo registrata ma anche interpretata in film. Un Barbiere che rappresenta ancora oggi il meglio per quanto riguarda il capolavoro di Rossini.

Enzo Dara, che oggi ha 79 anni, è mantovano ma al pari di Luciano Pavarotti ha esordito al teatro Municipale di Reggio Emilia in un ruolo che sarebbe poi diventato uno dei suoi cavalli di battaglia, il Dulcamara dell’Elisir d’amore di Donizetti. Giusto 50 anni fa, il 3 febbraio 1967. Il cantante mantovano sarà dunque ospite del ciclo “Grandi Voci alla Scala” e l’incontro sarà condotto dai musicologi Sabino Lenoci e da Giancarlo Landini, direttore e collaboratore della rivista “L’Opera”, con i quali la Scala vuole onorare i suoi protagonisti. Enzo, maestro di ironia, attento come nessuno ai particolari. Enzo con accanto Ivana, la moglie soprano, che cantò alla Piccola Scala, ma rinunciò per seguirlo ovunque.

Verranno raccontate le tappe della carriera di Dara, che ha poi cantato in tutto il mondo (ricordiamo solo il Metropolitan di New York), toccando anche l’esperienza di regista (ultima opera “La cambiale di matrimonio” di Rossini alla Fenice di Venezia nel 2015), di scrittore e di pubblicista (l’Ordine dei giornalisti di Milano gli ha conferito la medaglia per i 50 anni di iscrizione), caratteristiche rare per un cantante lirico. Enzo Dara racconterà i suoi divertenti aneddoti sulla Scala, sui direttori d’orchestra e i colleghi. Ricordi che ha fissato nei libri “Anche il buffo nel piccolo”, e “I personaggi perduti”. E lo si rivedrà sul palcoscenico – con la proiezione di dvd – accanto a Teresa Berganza, Sesto Bruscantini, Lucia Valentini Terrani, Leo Nucci, Cecilia Gasdia, Katia Ricciarelli, Ruggero Raimondi, Alfredo Kraus.

Una storia speciale quella di Enzo Dara, cresciuto nella Mantova del dopoguerra, un periodo di povertà, ma anche di speranze senza limiti, in cui un ragazzo come lui con una bella voce, poteva cantare le arie più famose di notte con gli amici e sognare la ribalta della Scala. Quando però volle fare sul serio, con il maestro Sutti, Enzo Dara fece più che sul serio. Raccontano che conosceva un’infinita di opere a memoria, passaggio dopo passaggio. È sempre stato burlone e simpatico con gli amici, ma di un rigore impressionante a teatro. Così ha avuto la fortuna, e il merito, di essere scelto per cast memorabili, con direttori d’orchestra come Gianandrea Gavazzeni, Thomas Shipper e Claudio Abbado, con il quale ha collaborato per ben 24 anni, e con registi come Giorgio Strehler, appunto Ponnelle e Luca Ronconi.

L’esordio di Dara si risolse in un grande successo, come riportano le cronache reggiane, e non solo, del tempo. La direzione era del maestro Gianfranco Masini, un grande della bacchetta scomparso troppo presto al quale è intestato oggi l’auditorium dell’istituto Peri.

Di quell’Elisir restano molte tracce nell’archivio del Municipale: foto di scena, locandina dello spettacolo, rassegna stampa. Ma resta anche un mistero. Andando a cercare le foto di allora – in bianco e nero – si scopre che una mano ignota ha coperto con un tratto di bianchetto i volti dei cantanti. L’unico a vedersi in viso, anche se sempre ritratto da lontano, è proprio Enzo Dara.

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