Gazzetta di Reggio

IL FOTOGRAFO DEI DANNATI  DELLA TERRA 

di ROBERTO FONTANILI
IL FOTOGRAFO DEI DANNATI  DELLA TERRA 

ERMANNO FORONI DI RITORNO DAL CONGO NEI SUOI SCATTI LA MISERIA DEGLI ULTIMI

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«L e fotografie non hanno odore ma riescono a trasmettere delle sensazioni», ci dice Ermanno Foroni aprendo la porta della sua abitazione-atelier in via Due Gobbi.
Il fotografo reggiano è da poco rientrato dall’ultimo viaggio in Congo, dove ha rischiato di finire in galera per aver scattato fotografie non autorizzate a Goma. La capitale dell’estrazione del coltan, la preziosa polvere nera per la quale si spara e uccide, e che è utilizzata nei pc e negli smartphone. L’ultimo dei tanti viaggi in giro per il mondo a raccontare gli ultimi, i diseredati, a fotografare la vita di coloro per cui l’arrivare a sera è una conquista quotidiana.
Forse anche per questo le sue fotografie, mai banali, hanno un odore. Puzzano quasi. Di quel fango, di quell'’midità che trasuda dalle pareti delle tante miniere che ha fotografato, e della terra e della polvere che resta attaccata alla pelle dei minatori. Sanno di miseria e disperazione. Come l’uomo d'oro ritratto in una delle sue fotografie più note.
I reportage di Ermanno Foroni sono tutti diversi, ma hanno sempre un tratto comune. Da ognuno di loro, il fotografo porta a casa qualcosa che gli resta dentro. Come dal Congo, e non solo perché è stato arrestato, ma perché, racconta, «non riuscivo a passare inosservato, a essere trasparente». C’è tornato per la terza volta per documentare il lavoro nelle miniere e dei bambini che vanno a cercare l’oro nel fiume, ma per la prima volta nella sua vita ha dovuto fotografare con gli occhi. «Non sono potuto entrare nella prigione di Goma con la macchina fotografica – racconta –. In un posto in cui a malapena potevano vivere 300 persone mi sono sentito addosso duemila paia d’occhi e per la prima volta senza la macchina fotografica, che di solito mi fa da filtro, mi sono sentito nudo e quasi paralizzato. E allora ho fotografato con gli occhi».
Nelle sue mani la fotografia diventa uno strumento potente, di denuncia. Come è accaduto in Afghanistan nel 2005, dove stato il primo a documentare gli orrori della guerra con gli Stati Uniti. Quel reportage è finito sui giornali nazionali.
Ermanno Foroni, nato a Reggio Emilia, di professione è un artigiano, ma è fotoreporter per vocazione e sempre più a tempo pieno. Negli ultimi vent’anni le sue ferie le ha trascorse tutte con la macchina a tracolla nei luoghi più pericolosi del mondo, portando a casa migliaia di scatti che gli hanno consentito di vincere premi nazionali di fotografia, veder pubblicate le sue foto su quotidiani nazionali, realizzare numerose pubblicazioni e mostre, tra cui quella con Unesco e quella antologica a Reggio – dal titolo “Se questi sono uomini” – con una quarantina di fotografie analogiche in bianco e nero, oltre ad alcuni scatti a colori, realizzati dal 1986 in avanti. Dai garimpeirios in Brasile alle miniere di carbone in Romania, d’argento in Bolivia, di zaffiri in Madagascar, d’oro e di coltan in Congo, di diamanti in Sierra Leone, o mimetizzato con gli umiliati e i vinti, a Sarajevo o in Palestina, Turchia, Marocco, Salvador, India, Bangladesh, Yemen, Kenia, Saharawi, Sud Africa, Afghanistan, Portogallo, Foroni ha raccontato i “dannati della terra”. Con una sensibilità tutta sua, come ha scritto il critico d’arte Sandro Parmiggiani. Perché Ermanno Foroni «non insegue il fascino formale di immagini edulcorate, né la “posa” o la “bella fotografia”, né tanto meno fa ricorso alle manipolazioni dell’elettronica, ma cerca la verità e l’immediatezza di occhi, visi, mani, corpi di persone che vivono immersi nel dramma della guerra e della povertà, e che davanti al suo obiettivo rivelano il volto sublime e la dignità dolente dell’umano». Questa sera alle 21 Foroni mostrerà le foto del reportage in Congo al Circolo Fotografico Fotogruppo 60 (al circolo Quaresimo a Codemondo). Poi cercherà qualche sponsor che lo aiuti a farne un nuovo libro di denuncia. Non urlata, non serve. A far riflettere bastano le sue immagini.

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